THINDOWN
TESTO
IMMAGINE DI APERTURA
CATEGORIA
TAG

23mila aghi per trasformare le piume in tessuto, in conversazione con Paolo Bodo di Thindown

Scossa e amalgamata, la piuma smette di volare e si fa tagliare, materia per designer. Dai campionati americani da tennis ai piumini di Thindown, l’avventura tessile di Paolo Bodo

Fine anni Sessanta. Campionati americani di tennis, un ventottenne italiano esce dagli spogliatoi diretto verso il campo: è concentrato sulla partita. Nel tunnel che lo separa dalla gara, un uomo corre verso di lui con due magliette, una blu e una rossa, gli chiede di scegliere quella che preferisce. Davanti allo stupore del ragazzo, spiega di essere un cameraman: le divise colorate servono a rendere più attraente lo spettacolo in televisione. A quel tempo quasi tutti gli americani avevano una tv a colori, mentre in Italia gli apparecchi erano in bianco e nero. Non ci fu molta gara, Paolo Bodo perse la partita, forse perché tra una battuta e l’altra rimuginava su quella che oggi chiama l’‘idea illuminante’ – una delle molte che ha avuto o che gli sono state sottoposte nella sua vita. Allora l’idea fu quella di creare una linea di vestiti colorati per il tennis, a sostituire il bianco imperante di Lacoste e Fred Perry. Fu l’inizio di Fila Sport, avviata nel 1970 con due soci, che portò l’azienda biellese ad affermarsi a livello mondiale.

Più di cinquant’anni dopo, nel 2013, Paolo Bodo è a Hong Kong per vendere la controllata asiatica del gruppo Sixty, che ha aperto in Asia e guidato come Ceo per 12 anni. Alle 4 di notte riceve una telefonata: «I have something to ask you», gli dice la voce di un suo amico americano dall’altro capo del mondo, ignorando la sua scocciatura, «I have a friend who wants to make the down horizontal». Paolo Bodo pensa di non aver tempo per quelle sciocchezze, tanto più a quell’ora della notte: si arrabbia e butta giù il telefono. Anche quella era un’‘idea illuminante’. Aveva solo scelto l’ora sbagliata per presentarla.

L’uomo che voleva ‘fare la piuma orizzontale’ era Ron Reuben, un canadese che aveva vissuto in Cina diversi anni – lì seguiva la lavorazione delle piume per conto del padre, che produceva piumini da importare negli Stati Uniti. Allora come oggi le fabbriche cinesi che producono piume erano ambienti insalubri, dove miriade di piume volavano incontrollate, sporcandosi e infilandosi nel naso e nelle bocche dei lavoratori. Reuben voleva costruire una macchina che lavorasse in autonomia la piuma e la disponesse orizzontalmente a formare un tessuto, in modo da ‘pulire’ la filiera e cambiare il prodotto finale. Nel Duemila aveva depositato il brevetto ed era riuscito a realizzare a mano un piccolo campione, utile a spiegare cosa aveva in mente ma improponibile sul mercato.

«Quell’amico americano, il giorno dopo la chiamata, nel mezzo della notte mi richiamò», racconta oggi Paolo Bodo, «e mi chiese di incontrare Ron Reuben. Dovevo andare a New York per altre questioni e lo accontentai. Reuben mi mostrò il suo campione, mi spiegò la sua idea. In due giorni trovammo un accordo: cedette l’idea, il patent intellettuale, e fondammo una società insieme, la NIPI (Natural Insulation Products Inc.)». L’idea alla base era semplice: le piume sono un materiale termico ideale per mantenere la temperatura corporea ma difficile da impiegare perché volatili. L’unico modo per utilizzarle nell’abbigliamento oggi è infilarle nei tessuti sorreggendole con le cuciture. Reuben voleva creare un tessuto fatto di piume, che si potesse tagliare e cucire, diverso dai tanti piumini e piumoni imbottiti con masse di piume volatili. Per farlo aveva bisogno di una nuova macchina che rivoluzionasse l’intera filiera, dalla materia prima al prodotto finito.

I piumini e l’abbigliamento, le idee di Paolo Bodo

«I piumini oggi sono tutti fatti allo stesso modo», noto Bodo. «Basta fare righe di diverse dimensioni, larghe e strette, e han risolto il problema. Nessuna creatività, niente stile – se non poche aziende, come Moncler. Le cose gonfie non piacciono, alcune fai persino fatica a metterle nell’armadio. Pensavo: possibile che ci sia solo questo modo di fare i piumini?». L’idea c’era, mancava qualcuno che sapesse realizzarla e venderla. Oltre ad aver co-fondato la linea Fila White e ideato Fila Sport (1970-75), Paolo Bodo è stato il primo a introdurre i marchi della moda nello sport – è stato consulente di gruppi internazionali del mondo della moda, tra cui Valentino, Versace, Ungaro e Cerruti 1881, e ha fondato e gestito le controllate asiatiche del Gruppo Sixty. A Reuben sembrò la persona giusta.

Creata l’azienda, restava da fare tutto il resto, a cominciare dalla macchina che producesse questo tessuto. «Chiamai cinque persone da cinque paesi diversi per realizzarla», racconta Bodo, «Oltre a Reuben, un francese – esperto di piume –, un danese – che sviluppava già macchine per prodotti simili di gomma, riciclando le ruote delle macchine –, un americano e un tedesco con conoscenza digitale e ingegneristica –, un biellese – che lavorava nel tessile, abituato a gestire carde e filatoi. In due anni abbiamo messo a punto un macchinario, che è in gran parte quello attuale – salvo alcune sofisticazioni aggiunte successivamente, che prende la piuma, la processa e crea un tessuto nuovo, mai realizzato prima».

Fare un tessuto con le piume, i macchinari di Thindown

Il risultato è quello che Bodo chiama una ‘disrupting innovation’: Thindown, il primo e unico tessuto di piuma al mondo. «Abbiamo trasformato un materiale volatile come la piuma in un tessuto fermo che si può tagliare, cucire. Attualmente si utilizza all’interno dei capi, ma stiamo mettendo a punto anche un suo utilizzo come tessuto esterno. Fino ad oggi la piuma veniva acquistata per il 90% dalla Cina – dove di solito viene realizzata in condizioni di lavoro pessime. La macchina NIPI R40 invece è a Chieti, in Abruzzo: possiamo fare piumini made in Italy. Le fabbriche di piuma straniere in genere producono tre mesi all’anno – le grandi aziende sono costrette a fare un grosso investimento per acquistare capi che poi dovranno mettere in magazzino e vendere nel tempo. Noi produciamo ogni giorno». Il primo anno, la macchina ha prodotto 150mila metri di tessuto, quest’anno saranno 450mila metri. A pieno regime, NIPI R40 potrebbe produrre 2 milioni e 200mila metri di tessuto Thindown. Uno dei passaggi della lavorazione scuote e amalgama la piuma con 23mila aghi: questo e altri processi fanno sì che essa si depositi sul fondo e smetta di volare. Il prodotto finale viene portato a 180 gradi per essere sterilizzato – è l’unico tessuto che in fase di produzione possa essere sottoposto a una sterilizzazione completa. Salvo nel lavaggio iniziale, la macchina non utilizza acqua, consuma poca energia ed è interamente computerizzata. È disponibile anche una versione del tessuto Thindown in piuma totalmente riciclata.

Nel primo anno di produzione, il 2015, il fatturato è stato di 3 milioni euro, ed è cresciuto fino ad arrivare a 5 milioni lo scorso anno. Quest’anno e nel 2021 è previsto un aumento di fatturato: «Abbiamo voluto prima accreditarci presso i grandi marchi di moda – tra gli altri, utilizzano Thindown Hermès, Chanel, Louis Vuitton, Prada, Armani, Zegna, Moncler, Cucinelli, Burberry. Stiamo arrivando allo sport e all’outdoor. Essendo termica, la piuma è adatta per chi fa attività sportiva: al contrario del tessuto sintetico non fa sudare». Bodo ha firmato un contratto con il marchio sportivo cinese Anta, che farà di Thindown lo sponsor tecnico per le olimpiadi invernali di Pechino 2022: tutti gli atleti cinesi e il comitato olimpico internazionale, circa 6mila persone, vestiranno con giacca e pantaloni con tessuto interno Thindown. Oltre all’alta moda e allo sport, Thindown potrà essere utilizzato per tute da lavoro e nell’arredamento domestico, dai cuscini alle carte da parati, sfruttando la sua proprietà isolante.

«Se avessimo avuto questo prodotto nel 1936, oggi fattureremmo cento miliardi», hanno confessato a Paolo Bodo da Eddie Bauer, l’azienda che ha inventato i piumini ottantaquattro anni fa. ‘The person that gets things done’, lo definì Connie Boucher presentandolo a Charles Schulz. Bodo incontrò l’inventore dei Peanuts in California negli anni Ottanta perché aveva lanciato e produceva Snoopy Sport, la prima e unica linea di abbigliamento con i personaggi di Snoopy: Paolo Bodo tolse l’idea dall’empireo e l’ha resa indossabile.

Fill this form for weekly updates from LAMPOON

WE UPDATED OUR PRIVACY POLICY AND OUR COOKIE POLICY.

WE USE COOKIES, INCLUDING THIRD-PARTY COOKIES, FOR OPERATIONAL PURPOSES, FOR STATISTICAL ANALYSIS, TO DISPLAY PERSONALIZED CONTENT, TO DISPLAY ADVERTISING TARGETED TO YOUR INTERESTS AND TO ANALYZE THE PERFORMANCE OF OUR ADVERTISING CAMPAIGNS. COOKIES ARE ALSO USED TO CONTROL YOUR PAYMENTS THROUGH OUR ANTI-FRAUD PROVISION. BY CONTINUING TO BROWSE THE SITE, YOU AGREE TO OUR USE OF COOKIES.