REGGIA DI CASERTA, STATUE E FONTANE NEL PARCO
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Il patrimonio ecologico della Reggia di Caserta e l’Agenda 2030

Vanvitelli progettò un sistema di economia circolare, a partire dalla rete idrica – ponderata per i giochi acquatici del giardino dei piaceri, e per soddisfare la gestione della comunità di corte

Un’area di centoventi ettari a quindici chilometri dal porto e dalla capitale del regno borbonico, Napoli. Una piana con vista sul Vesuvio e rivolta alla distesa mediterranea di Capri e di Ischia. In questa terra si trova oggi il Museo della Reggia di Caserta, che sta facendo della Agenda 2030 il suo obiettivo, collocandosi tra i primi esempi di un programma culturale volto all’economia circolare. Le ragioni di della nuova direttrice Tiziana Maffei, risiedono nella storia del luogo e nelle origini della sua fondazione.

Era la metà del Settecento e in questo angolo di mondo Carlo Borbone, scelse di installare la propria Reggia, come simbolo di un mondo nuovo basato su principi e valori illuministi, in sfida verso i reali di Francia e la magnificenza di Versailles. Il Borbone e la consorte Maria Amalia di Sassonia scelsero di affidare il progetto e la costruzione a un architetto già noto a Roma, per avere lavorato per Papa Clemente XI e Papa Clemente XII: Luigi Vanvitelli. La loro richiesta fu di ideare un edificio di grandi dimensioni, ma in armonia con il territorio e il paesaggio circostante. L’architetto concepì un progetto organizzato intorno all’acqua. All’apparenza tutto venne creato per la spettacolarità dei giochi acquatici del giardino dei piaceri, ma nella pratica la rete idrica fu ponderata per una portata utile a soddisfare l’approvvigionamento per tutte le funzioni necessarie alla gestione della comunità organizzata intorno alla corte. Fu calcolata una gettata appropriata all’uso del bene primario, sia per le attività quotidiane della reggia, sia per l’irrigazione delle zone agricole e del parco, sia per il funzionamento della seteria regia di S. Leucio e infine per l’allevamento del pesce nelle vasche barocche.

È possibile affermare che il congegno architettonico del Vanvitelli andò presidiando il territorio con strumenti di sostentamento e produzione per i piaceri della corte, costruendo ante litteram un sistema di economia circolare, dove tutto serviva e nulla veniva sprecato.  Si trattava, allora come oggi, di rivolgere il ‘gioco dell’intelletto’ alla creazione di un insieme di processi capaci di edificare architetture e infrastrutture insieme. Vanvitelli, arrivato sul luogo – la residenza rinascimentale degli Acquaviva e loro possedimenti –, cercò l’acqua. Si avviò in esplorazione delle terre: l’imperativo fu conoscerle e dominarne l’orografia, per realizzare un nuovo tipo di rapporto con il territorio e creare un’immagine di ordine e rispetto, come metafora dell’amministrazione del Regno. L’espediente della figurazione pittorica e plastica di un concetto astratto a quel tempo era la base: si tendeva a far convergere chiarezza della visione di spazio e buon governo. Procurare l’acqua per le Reali Delizie, significò prelevarla alle falde del monte Taburno e trasportarla lungo un tracciato di 38 km.

Studiosi e matematici gestirono la costruzione dell’acquedotto, sfruttando minimi salti altimetrici o costruendo strutture come I Ponti della valle di Maddaloni, al tempo il più grande acquedotto d’Europa. Per renderlo possibile furono costituite in Calabria le otto Regie Ferriere di Stilo che utilizzavano la limonite delle miniere di Pazzano e Bivongi. Lungo il tragitto si installarono una serie di attività imprenditoriali che sfruttavano la forza motrice dell’acqua arricchendo il contado: soprattutto mulini e la già citata filanda reale. La portata dell’acqua e i getti spettacolari delle fontane servivano inoltre a ossigenare le vasche artificiali, profonde quasi due metri, e la Peschiera Grande, un piccolo lago artificiale fondo tre metri e mezzo con al centro un isolotto. In questi bacini si allevavano le specie autoctone: carpe, trinche, persici, anguille e lucci. L’acqua era necessaria anche per sperimentare i metodi innovativi di coltivazione e riproduzione delle piante esotiche e tropicali raccolti nelle spedizioni scientifiche delle colonie del nuovo Mondo: primo fra tutti il pomodoro.

La reggia vera e propria, un saggio architettonico del barocco italiano, si trova alla fine dell’asse della via Sannitica, che si conclude nella piazza d’armi di forma ellittica, circondata sugli emicicli dalle caserme e dalle scuderie dei soldati che avrebbero protetto il loro Re. All’ingresso del palazzo convergono le cinque principali vie della città. Oltrepassato il porticato il lungo cannocchiale architettonico inquadra il vestibolo ottagonale adorno di sottili colonne doriche e si immette in un triplice porticato con cui si raggiunge il centro della reggia e più in là porta a imboccare la strada prospettica e acquatica dei giardini. In alto, al disopra della cascata prospettica di ottanta metri, la tenuta di San Silvestro si estende lungo le due colline di Montemaiulo e Montebriano, questa fu destinata ad attività agricole e venatorie con coltivazioni di vigne, dell’ulivo, frutteti, orti.

Attualmente il palazzo è sede di un Museo dedicato al regno dei Borbone, e il parco dalle prospettive settecentesche è a disposizione della città, costituendo un polmone verde in continuità con il massiccio montuoso del Matese. Il palazzo reale, il parco, il complesso monumentale di San Leucio, un borgo produttivo disegnato intorno alla produzione della seta, dal baco alla tessitura, e anche l’Acquedotto Carolino, che li alimenta, sono entrati a fare parte del Patrimonio UNESCO già nel 1997.

Alla Reggia di Caserta si sta promuovendo, un patto di mutua alleanza tra la storia e l’istituzione secolare – un programma in itinere studiato dalla direttrice attraverso alleanze con gli attori del territorio: l’amministrazione comunale, la direzione del complesso di San Leucio, i fornitori, gli appaltatori, il personale, e i visitatori. Il manifesto 2030 della Reggia di Caserta è attualmente in scrittura. Tra i progetti: il ripristino dei giochi d’acqua – la gettata serviva all’ossigenazione delle vasche, il che evita la crescita delle alghe e rende praticabile la fauna ittica. La ristrutturazione del sistema fognario: non essendoci un disegno con indicazioni sullo scarico delle acque nere, si sta avviando una perizia valutativa dell’impianto, che riguarda il deflusso dei liquami e lo stato di conservazione delle tubature. A proposito degli ecosistemi, si sta implementando un’area dedicata agli orti per accompagnare i ragazzi e i bambini a una maggiore consapevolezza sul funzionamento della coltivazione, il trattamento delle praterie volto a reintrodurre specie autoctone come aironi, volpi, tassi, ghiri, picchi, tordelle e ghiandaie.

Gli effetti sulla comunità che vive intorno alla Reggia: l’amministrazione come presidio di legalità, la predisposizione di bandi per intercettare le energie locali e dare delle opportunità a piccole realtà che offrono servizi – come l’offerta di noleggio auto elettrice o la creazione di botteghe legate al riciclo di materiali usati nelle mostre. Le ristrutturazioni e i restauri sono mirati all’inserimento di energia pulita come il fotovoltaico e alla creazione di economie circolari, con progetti in cui non esiste lo scarto, come la produzione di gel al limoncello, o il restauro con enzimi.
Il nuovo corso della storia di questo sistema completa culturale e museale è segnato da una visione in linea con il cambiamento in atto sul ruolo del museo, promosso dell’International Cuncil of Museum attualmente presieduto dall’italiano Alberto Garlandini. Attraverso un dibattito sulla nuova definizione di Museo, si sta affermando globalmente come i Musei debbano costituirsi alla leadership del cambiamento. Nella seconda parte la nuova proposta di definizione recita: I musei sono partecipativi e trasparenti e lavorano in collaborazione attiva con e per diverse comunità per raccogliere, preservare, ricercare, interpretare, esibire e migliorare la comprensione del mondo, con l’obiettivo di contribuire alla dignità umana e alla giustizia sociale, all’uguaglianza globale e al benessere planetario.

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