PIETRO MOTISI – SICILIA FANTASMA
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Parco Naturale a sud di Milano – la risorsa, le sue contraddizioni e finanziamenti possibili

Tra disaccordi e contraddizioni, un’unica certezza: l’agricoltura intensiva deve evolversi in agricoltura circolare, dove le colture e l’ambiente si  potenzino a vicenda

Ancora ostacoli sulla strada per la creazione del Parco Naturale all’interno del Parco Agricolo Sud di Milano. Secondo quanto riporta la Gazzetta di Milano: Sulla base della legge regionale, il Piano Territoriale del PASM (approvato il 3 agosto del 2000) impone di istituire, all’interno del suo perimetro, il Parco Naturale Regionale, un’area più ristretta (8.700 ettari sui 47.000 dell’intero Parco Sud) nella quale è istituito un maggiore regime di tutela, tra cui il divieto di caccia. Quasi tutti gli altri parchi regionali l’hanno già fatto negli anni scorsi, e quindi il Parco Agricolo Sud arriverebbe da buon ultimo

«Il Pas è l’unico parco regionale non ancora riconosciuto a livello nazionale perché non ha al suo interno aree naturali, che sono delle aree previste dalla legislazione nazionale – spiega Dario Olivero, proprietario dell’azienda agricola biologica da latte Isola Maria ad Albairate e consigliere del Parco agricolo sud – se queste aree non sono contemplate nella legislazione giuridica del parco, non possono essere riconosciute a livello nazionale. Senza il riconoscimento, i parchi non possono accedere a tutti i finanziamenti europei, e sono esclusi dai fondi che il ministero dell’Ambiente destina nello specifico ai parchi nazionali riconosciuti. Finanziamenti che gioverebbero alla salute del parco in termini di contribuzione economica».

Contrari alla costituzione del Parco Naturale, Coldiretti e molti agricoltori e allevatori che che temono come i vincoli richiesti da un Parco Naturale possano andare a sommarsi a quelli già presenti all’interno del Pas e che la disposizione di queste nuove aree possa sfavorire il lavoro agricolo. Una battaglia ideologica e non basata su dati di fatto, secondo quando sostengono i vertici del Pas. «I vincoli che verrebbero imposti erano già previsti al momento della nascita del parco dal punto di vista cartografico – continua Olivero – Oggi si tratterebbe solo di dargli una nuova veste giuridica. I tre limiti previsti dalla legge nazionale riguardano in primo luogo il divieto di caccia, che per l’agricoltore è solo un bene. La sua applicazione si tradurrebbe nell’assenza di cacciatori sul territorio e cartucce abbandonate sui campi. Il secondo veto riguarda la presenza di aree di cava sui territori naturali, e anche in questo caso si tratterebbe di una disposizione positiva, visto che le cave tolgono spazio ai terreni agricoli. Il terzo vincolo riguarda la presenza di impianti destinati all’accumulo e al riciclaggio, e anche questo è un bene per l’agricoltura. Quindi, chi possiede una certa onestà intellettuale, si rende conto che le nuove norme che impongono una vincolistica maggiore a quella già presente, sono solo queste tre e che vanno tutte a favore di coltivatori e allevatori»

Alessandro Rota, presidente della Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza, ha espresso in diverse occasioni la sua contrarietà alla creazione degli ettari di parco naturale all’interno del Pas, arrivando a chiedere alla presidente, Michela Palestra, di fare un passo indietro. 

ALEX FLEMING – THE STILLNESS OF ISOLATION
ALEX FLEMING – THE STILLNESS OF ISOLATION

«Riteniamo che, dovunque ci sia un trattore che ara, si tratti di paesaggio agrario, e non possa essere trasformato in un parco naturale», commenta Enzo Locatelli, presidente di Coldiretti Abbiategrasso. «Il parco naturale si crea in aree a vocazione naturalistica, dove c’è un fontanile per esempio, o in quelle aree che sono già state individuate come tali. Ma un campo da 50 ettari dove viene coltivato il mais o il riso non può essere un parco naturale. Lì il riso cresce perché viene lavorato dall’agricoltore. Questo parco è diverso dal parco nord. Qui si parla di Parco agricolo. Questo paesaggio che vediamo con i campi intervallati ai pioppeti o al mais è uno spettacolo, ma io lo chiamo paesaggio agrario, creato di anno in anno dall’agricoltore. Poi ci sono le aree boschive dove c’è la naturalità del terreno. Anche secondo gli studi fatti tempo fa, potrebbero esserci maggiori vincoli in futuro. Già oggi, un agricoltore che volesse ricostruire il tetto della propria stalla all’interno del parco spenderebbe il doppio rispetto ai prezzi che ci sono fuori. Dal punto di vista economico già oggi il peso dei vincoli si sente. Diventando parco naturale, sarebbe ancora più stringente. L’agricoltore, prima di accettare, vuole certezze». 

Le presentazioni fatte nei comuni del parco per presentare il progetto non sono bastate. Silvia Trivelli, agricoltrice all’interno dell’omonima azienda cerealicola nel comune di Coazzano, che verrebbe per buona parte inclusa all’interno delle aree a parco naturale, non nasconde qualche perplessità. «Ho partecipato a  riunioni con Coldiretti, con il sindaco di Vernate – spiega – e, nonostante sia laureata in scienze naturali, sono critica. Dobbiamo già rispettare delle regole che riguardano l’uso di fitosanitari, siamo già molto limitati. Ci sarebbero senz’altro nuovi vincoli più rigidi che andrebbero a limitare la nostra produzione. Vincoli che riguarderebbero ampliamenti delle distanze di sicurezza per l’uso dei diserbi, oppure limitazioni di sfalci degli argini e delle rive per mantenere i punti di riproduzione degli animali. Un agricoltore cammina 24 ore su 24 nei propri campi e nelle risaie: noi ci rendiamo conto che non è possibile che un ambiente simile si autoalimenti o si sostenga in autonomia. So cosa siano la natura e la biodiversità, e so che gli ambienti naturali sono ben diversi da quelli agricoli. Un parco agricolo non può essere trasformato in un’area naturale. Ho visto la piantina del progetto e tutta la mia azienda è inclusa. Ci sono già aziende agricole che puntano al biologico, più adatte di quelle tradizionali e che magari sono state escluse. Per esempio, ci sono già tante aree naturali nel parco che non vengono usate. Non viene fatto nessun ripopolamento, nessun controllo. Non serve aumentare la superficie per ottenere più fondi».

All’interno del Parco agricolo sud sono presenti 2mila ettari di terreno sottoposti ai vincoli imposti dall’Unione Europea: i siti Natura 2000. Zone di protezione speciale che coinvolgono aree quali: il Fontanile nuovo, il Fontanile nuovo di Bareggio, le sorgenti della Muzzetta, l’Oasi di Lacchiarella e il bosco di Cusago. «Il problema è che spesso viene fatta confusione – continua Dario Olivero – tra le aree del Parco Naturale e quelle dei siti Natura 2000, che invece sono sottoposte a una regolamentazione diversa. Se i siti di Natura 2000 sono regolamentati dall’Europa, nel caso del Parco Naturale i vincoli sarebbero gli stessi imposti in tutto il Pas, fatta eccezione per i tre casi (caccia, cave e impianti per il trattamento dei rifiuti) che ho citato. Io la posizione di Coldiretti non la capisco. Anche dal punto di vista dell’accesso ai finanziamenti ci sarebbero solo vantaggi, perché andrebbero a sostenere lo sviluppo di progetti decisi non dall’Europa, ma dallo stesso Parco. Vogliamo sostenere l’agricoltura? Aumentare le siepi, i filari? Possiamo farlo. Nel momento in cui gli agricoltori verranno autorizzati dal consiglio direttivo, potranno determinare anche le scelte progettuali».  

La decisione della governance del Parco Agricolo Sud riguardo alla creazione delle aree a parco naturale terrà in considerazione il parere di associazioni e agricoltori, ma sarà presa in autonomia. Dopo la stesura della delibera, questa dovrà passare al vaglio della Regione, che potrà apportare delle modifiche, o accettarla così com’è e solo dopo la sua approvazione, il Parco Naturale potrà considerarsi istituito. «Il dibattito si è protratto anche per tenere conto della posizione di Coldiretti – continua Olivero – ma ci siamo scontrati con posizioni ideologiche e non con i fatti. Invito tutti a non considerare, genericamente, gli agricoltori contrari. Non tutti gli agricoltori sono contrari. I coltivatori coinvolti sono circa un centinaio e la maggior parte di chi si oppone al progetto non è nemmeno tra quelli che ne sarebbero concretamente interessati. La mia azienda agricola è tra quelle che dovrebbero diventare un’area a Parco Naturale. L’Azienda agricola Forestina del mio collega Niccolò Reverdini, che avrebbe voluto essere incluso, non è potuta essere inserita nel progetto perché una parte del suo terreno rientra nel vincolo che vieta alle zone di caccia di diventare aree naturali»

Quando si parla di aree a parco naturale si intendono delle aree in cui la vegetazione e la biodiversità sono tutelate, ma quando si parla di forestazione urbana e Forestami, il piano del comune di Milano di piantare 3 milioni di alberi in città e nei parchi circostanti la metropoli entro il 2030, le posizioni sono meno contrapposte. «Forestami è un progetto positivo, ma va calato nella realtà – spiega Olivero – deve essere misurato in base a dove avverranno le piantumazioni. La quantità di Co2 che viene assorbita da un terreno lavorato in modo biologico, quindi con le rotazioni e con la presenza del prato o del medicaio, assorbe una quantità di Co2 che è quasi il doppio della quantità di Co2 che potrebbe essere assorbita da uno stesso terreno impiantato a bosco. Quindi piantare alberi su un terreno agricolo è una stupidaggine colossale. Allora dove si mettono questi alberi? La grande discussione è tutta qui e deve riguardare: i confini, le bordature, le aree marginali, le aree dismesse. Se Forestami toglierà spazio al terreno agricolo non lo firmerò mai, perché ridurre terreno agricolo non solo toglie aria alle imprese, ma non contribuisce alla diminuzione di Co2. Sono aperto a una discussione luogo per luogo sul tipo di aree nelle quali destinare la piantumazione. Adesso la norma regionale per la forestazione ha superato il limite imposto agli ettari minimi necessari per la piantumazione, per cui si può intendere come bosco anche la fascia, ovvero la linea di confine del campo. L’importante è uscire dal concetto slogan ed entrare nel tecnico».

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