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Proteggere la biodiversità contrastando gli animali nocivi: un controsenso?

Il Pas verso il riconoscimento delle aree a parco naturale si scontra con la piaga delle nutrie e degli storni. Fronti opposti per agricoltori e associazioni ambientaliste

Dal 1 settembre al 31 ottobre 2020 sarà autorizzato il prelievo di 50mila volatili: via libera alla caccia a storni e colombi. Lo si legge nella nota rilasciata dalla Regione Lombardia pochi giorni fa, con lo scopo di impedire a queste specie di danneggiare i raccolti e le vigne degli agricoltori della zona, che nel corso degli ultimi anni hanno contato perdite per oltre 1,7 miliardi di euro. La stessa autorizzazione è stata rilasciata per i colombi da città, che potranno essere cacciati dal 20 settembre al 20 gennaio 2020. Secondo l’assessore Fabio Rolfi, i danni causati dai piccioni ai raccolti nel periodo dal 2004 al 2019 ammonterebbero a 932mila euro. L’uccisione dei volatili potrà avvenire nelle fasi di semina, crescita e sviluppo delle piantine da coltivazione e il prelievo potrà essere effettuato da cacciatori residenti in Lombardia.

I colombi e gli storni non sono gli unici animali selvatici a creare problemi all’agricoltura lombarda. Una delle piaghe che da anni sta distruggendo raccolti e paesaggio, provocando perdite fino al 15% delle semine all’anno nella Regione, sono le nutrie. La Città Metropolitana di Milano ha approvato un piano triennale 2020-2022 per fermare quella che dai contadini e dagli abitanti della zona è vissuta come un’invasione e una piaga. Il progetto è stato approvato a maggio 2020 con lo scopo di eradicare questa specie dal territorio. Si stima infatti che 45mila dei 700mila esemplari presenti in Lombardia si trovino all’interno delle aree agricole dell’area metropolitana di Milano. La nutria è una specie alloctona, ovvero non originaria di queste zone. È stata importata trent’anni fa dalla Patagonia, Argentina, per essere utilizzata nell’industria delle pellicce, data la sua somiglianza con il castoro. Viste le sue dimensioni, non ha nemici naturali, fatta eccezione per la volpe, che però non riesce da sola a regolare l’eccessiva presenza della specie sul territorio. 

'GIORNO E NOTTE' ESCHER
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«Senza un piano di contenimento continuano ad aumentare. I danni alle colture – spiega il presidente di Coldiretti di Milano, Lodi, Monza e Brianza Alessandro Rota – sono a totale carico degli agricoltori, con perdite che quest’anno superano anche il 10-15% su semine e raccolti. Le nutrie causano problemi alla sicurezza idrogeologica, provocando voragini negli argini dei canali e nel terreno. Sono un pericolo per la circolazione stradale e per la trasmissione di malattie». Il piano è stato approvato un anno dopo la scadenza del precedente, che ha smesso di essere in vigore a marzo 2019.

Non tutti sono soddisfatti dal testo approvato dalla Città Metropolitana. Secondo quanto detto da Antonio Boselli, presidente di Confagricoltura di Milano, Monza e Brianza, alla rete locale di Lodi Videonotizie Tv, il nuovo piano triennale consisterebbe in una battuta d’arresto nella eradicazione di questa specie dal territorio. «Il nuovo Piano – ha spiegato Boselli – individua come metodi per il lungo periodo alcune azioni di messa in cautela del territorio inattuabili: l’installazione di reti di recinzione elettrificate nelle campagne; la modifica delle inclinazioni dei pendii e quella degli argini dei fossi e la creazione di fasce di rispetto lungo i corsi d’acqua per far ‘pascolare’ la nutria». Il presidente di Confagricoltura fa riferimento alla legge n°11 dell’11 agosto 2014, che ha declassato la nutria a specie nociva, al pari di topi e ratti. Altro problema indicato da Boselli sta nell’assenza all’interno del nuovo piano di figure di riferimento come l’operatore abilitato di tipo B, privo di porto d’armi e autorizzato a eliminare gli animali attraverso la tecnica del trappolaggio: «In questo modo vengono esclusi centinaia di conduttori agricoli che negli scorsi anni erano stati formati e abilitati a questo tipo di attività». Gli unici autorizzati a procedere per il prelievo delle nutrie sarebbero i conduttori di fondi agricoli in possesso di porto d’armi ad uso venatorio, agenti provinciali, agenti di polizia locale e le guardie forestali. Troppo pochi, secondo Boselli, per far fronte al problema. 

Una posizione opposta quella dell’Enpa Milano (ente nazionale protezione animali) che ha espresso la propria soddisfazione nel veder approvate e inserite all’interno del nuovo piano le proprie proposte. È stata l’associazione animalista ad aver avanzato le richieste relative alla creazione di ‘fasce di rispetto’ lungo i corsi d’acqua, evitando di spingere le colture fino a ridosso dei fiumi, dal momento che il roditore sfrutta maggiormente queste aree, senza allontanarsene troppo. Sempre dell’associazione per la protezione degli animali sarebbe anche la proposta di prevedere o modificare il pendio degli argini per renderli meno adatti allo scavo delle tane da parte delle nutrie, impedendo quindi che queste possano rovinare i terreni e i raccolti. L’Enpa ha spinto perché l’eradicazione della specie fosse consentita solo a un numero limitato di figure specializzate. 

Stando a quanto sostiene l’Enpa, le misure proposte dalla Città Metropolitana nelle versioni precedenti del piano regolatore per il contenimento delle nutrie non solo non sarebbero state risolutive, ma avrebbero anche dato luogo a una serie di abusi. Nei confronti di questa specie, è stata dichiarata la non applicabilità della legge 20 luglio 2014, ovvero la disposizione che vieta il maltrattamento degli animali, nonché l’impiego degli stessi in combattimenti clandestini. Anche allora, la Lav – lega anti vivisezione – si era opposta al provvedimento, proponendo piuttosto dei metodi non cruenti per ridurre la diffusione dell’animale, come la sterilizzazione, anche attraverso sostanze contenute nel cibo. 

«La legge regionale permetterebbe la cattura delle nutrie, ma resta il problema dello smaltimento», spiega Enzo Locatelli, Presidente di Coldiretti Abbiategrasso. «Anche cinghiali e piccioni causano problemi simili: nessuno vuole sterminarli, ma devono essere contenuti». Si aggiunge il problema dello smaltimento delle carcasse. Secondo lo studio effettuato da Sandro Bertolino e Roberto Cocchi Piano di gestione nazionale della Nutria, Myocastor coypus pubblicato a marzo 2018, con il patrocinio dell’Ispra – Istituto superiore per la protezione e la difesa dell’ambiente – e il ministero dell’Ambiente, il piano della Città Metropolitana prevede che lo smaltimento avvenga o mediante sotterramento oppure che non spetti direttamente all’agricoltore o all’operatore. Nel regolamento è scritto: Nel caso di piccole quantità̀ giornaliere, individuabili nell’ordine massimo di 10 capi per ettaro, le nutrie uccise possono essere smaltite direttamente dall’operatore mediante sotterramento. Questo dovrà avvenire in un terreno adeguato per evitare contaminazioni della falda freatica e a una profondità sufficiente a impedire ai carnivori di accedervi (ricoperte con almeno 100 cm di terreno compattato). Secondo questa pubblicazione, dal momento che le nutrie sono ‘animali selvatici’, possono essere assimilate a Materiali di categoria 2, secondo il regolamento CE n. 1069/2009. Di conseguenza, se non si ha ragione di ritenere che le nutrie uccise siano contaminate da malattie trasmissibili, non dovrebbe sussistere l’obbligo di raccolta e smaltimento dei loro corpi.

«Il problema della nutria – spiega Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia – non interessa solo il Parco Agricolo Sud, ma tutta la Lombardia. I costi sono un limite. È un animale nocivo e lo stato non risarcisce. So di centinaia di imprenditori agricoli che hanno dovuto riseminare i campi a causa dei danni causati da questo roditore, che provoca dispersione idrica e ribalta trattori sui dislivelli che crea nel terreno. Servono figure specializzate che si occupano di abbattimenti o di gabbie, come è stato fatto in Louisiana».

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