GIUSEPPE PENONE, RIPETERE IL BOSCO (1969-2017), PH. ALEXANDER BECKOVEN
TESTO
IMMAGINE DI APERTURA

Intw Massimiliano Gioni – dal solco archeologico e rinascimentale fino alla Urbs barocca e cattolica

Matrice, la personale di Giuseppe Penone a palazzo della civiltà italiana, è il preambolo a foglie di pietra, maxi-scultura in largo Goldoni, donata da Fendi alla città di Roma

Tra i curatoridi arte moderna e contemporanea più innovativi, Massimiliano Gioni è dal 2007 Direttore Associato del New Museum of Contemporary Art di New York City. Curatore della Biennale di Berlino con Maurizio Cattelan e Ali Subotnick nel 2006 e di quella di Gwangju in Corea del Sud nel 2010, ha collaborato alle Biennali di Sidney e Lione. Nel 2013 ha diretto il settore Arti Visive della cinquantacinquesima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, seguendo una linea di pensiero molto libera, sfaccettata ed eclettica, non priva di un lieve senso di humour, secondo una cifra che distingue il suo lavoro e che di fatto appartiene alla sua personalità. Abbiamo voluto chiedere a Massimiliano Gioni quali criteri ha seguito in qualità di curatore della mostra di Giuseppe Penone intitolata Matrice, inaugurata il 26 gennaio scorso presso il Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR, quartier generale di Fendi a Roma. L’esposizione, che si chiuderà il 16 luglio, è imperniata su quindici opere dagli anni Settanta in poi dell’artista piemontese esponente dell’Arte Povera, poste in diretto confronto con la monumentale pregnanza architettonica, simbolica e rappresentativa dell’edificio littorio in cui oggi si è installata la Maison romana.

Sarà la prima tappa di un viaggio semantico che Fendi intraprende con il varo di una nuova Fondazione e l’utilizzo in particolare dei vastissimi ambienti a pianterreno del cosiddetto ‘Colosseo Quadrato’. «Matrice – afferma Massimiliano Gioni – è nata quale approfondimento dell’intero itinerario di lavoro di Giuseppe Penone, tra le ultime grandi figure del contemporaneo italiano ad affermarsi sulla scena internazionale e, al contempo, cercando un legame ideale con la scultura Foglie di Pietra, composta da due alberi in bronzo rispettivamente di nove e diciotto metri di altezza che reggono un blocco di marmo di undici tonnellate, che Fendi donerà in aprile alla città di Roma e installerà a Largo Goldoni, davanti alla storica sede della Maison. Con Pietro Beccari, CEO di Fendi, dopo essere arrivati all’identificazione dell’opera per la donazione, abbiamo pensato di usare per il tracciato espositivo gli spazi a pianterreno del Palazzo della Civiltà italiana. Non è un’esagerazione dire che è la prima volta nella vita. Era come intraprendere una sfida a quella monumentalità̀ e a quella retorica scenografica e imponente, carica di segni e di memoria, che è anche una sorta di versione tridimensionale della metafisica pittorica di Giorgio de Chirico.

È strano come, più passava il tempo e mentre si approfondiva il rapporto con il luogo, ne affiorasse sempre di più la modernità e prepotente si esplicitasse il respiro geometrico e l’imprinting razionalista che lo pervadono. A livello curatoriale, ho deciso di prolungare un paio di muri per collegare il percorso espositivo al corridoio dei disegni, in modo da accentuarne l’aspetto circolare. Le opere sono state scelte rispetto a due criteri guida principali. Dovevano innanzitutto rispondere con semplicità, con un linguaggio essenziale e radicato nella natura, alla retorica stilistica e dei materiali dell’edificio. Erano foglie di mirto sacre a Venere per gli antichi , alberi scavati. ‘Necessità dell’esistenza’ li chiama Penone. Poi, altrettanto importante era il ruolo di raccordo con alcune tappe fondamentali della poetica di Giuseppe Penone e con la prossima installazione della sua maxi-scultura in Largo Goldoni. Quei capitelli corinzi tra i rami scabri di un albero che forse sono meno tipici del suo immaginario e quell’agglomerato di grandi spine rimandano immediatamente alla fiction di Roma».

«Dal solco archeologico e rinascimentale fino alla trionfante Urbs barocca e cattolica. Frammenti, tessere evocative e ispirazioni anche involontarie che caratterizzano le opere più recenti e ‘piranesiane’ di Giuseppe Penone, passato dalla tensione barricadera di guerriglia dei tardi anni Sessanta alla percezione di terso classicismo che oggi ci comunica il suo fare d’artista. La mistica dell’oro, le foglie di alloro che richiamano le Metamorfosi di Ovidio e l’Apollo e Dafne del Bernini. Con Giuseppe – conclude Massimiliano Gioni –, ci siamo incontrati a New York e non avevamo mai lavorato insieme. Il dialogo si è rinsaldato nel 2015 in occasione della mostra New Skin della Aishti Foundation di Tony Salamé a Beirouth e ora continua più vivo e intenso che mai. Stiamo inoltre preparando un libro dedicato all’esperienza congiunta che ha portato alla creazione di Matrice».

Fill this form for weekly updates from LAMPOON

WE UPDATED OUR PRIVACY POLICY AND OUR COOKIE POLICY.

WE USE COOKIES, INCLUDING THIRD-PARTY COOKIES, FOR OPERATIONAL PURPOSES, FOR STATISTICAL ANALYSIS, TO DISPLAY PERSONALIZED CONTENT, TO DISPLAY ADVERTISING TARGETED TO YOUR INTERESTS AND TO ANALYZE THE PERFORMANCE OF OUR ADVERTISING CAMPAIGNS. COOKIES ARE ALSO USED TO CONTROL YOUR PAYMENTS THROUGH OUR ANTI-FRAUD PROVISION. BY CONTINUING TO BROWSE THE SITE, YOU AGREE TO OUR USE OF COOKIES.
PLEASE LEAVE