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L’industria del marmo in Italia, come si trasforma la polvere in tessuto

Un brevetto internazionale registra l’invenzione di un tessuto in percentuale di marmo – la membrana assume il colore naturale della pietra, diventa morbida e impermeabile, traspirante

Coinvolto lungo i secoli nel lavoro di artisti, architetti e progettisti per la realizzazione di opere d’arte, rilievi e monumenti, oggi il marmo è impiegato anche per scopi industriali. Gli scarti di produzione vengono ridotti in polvere. Per via delle proprietà del carbonato di calcio, di cui è composto, il marmo viene destinato all’industria cartaria, dove diventa pigmento bianco e permette il risparmio delle materie prime fibrose. Nel settore agroalimentare consente di abbattere le emissioni delle centrali elettriche a carbone, mentre nella produzione di fertilizzanti è impiegato per la sua capacità di assorbire agenti inquinanti. In quanto prodotto naturale, trova applicazione nelle industrie farmaceutiche e alimentari, necessario per la produzione di integratori di calcio e come base di cosmetici e prodotti farmaceutici.

L’industria dei marmi, utilizza le tipologie italiane per la costruzione della maggior parte dei monumenti e arredi urbani di tutto il mondo. La diffusione del suo impiego, in qualità di pietra, si deve al modo in cui riflette la luce, secondo un effetto definito ‘cera’, che ne enfatizza l’estetica. Questa sua capacità di reazione alle condizioni di luminosità deriva dal composto di carbonato di calcio, che si genera nella roccia attraverso un processo di cristallizzazione. I processi metamorfici cui questa pietra è soggetta a origine anche alle sue colorazioni: tramite il processo di ricristallizzazione le impurità minerali presenti come l’argilla, il limo, la sabbia e gli ossidi di ferro conferiscono alla pietra le venature e le trame che conosciamo: sui toni del rosso, del verde, del giallo, del grigio e del viola.

L’industria lapidea e quella tessile non sono mai entrate in dialogo tra loro. Lo hanno intuito Alice Zantedeschi, veronese, e Francesca Pievani, bergamasca, fondatrici di Fili Pari – azienda con sede a Milano, oggi specializzata nella valorizzazione degli scarti di marmo italiano tramite l’utilizzo di tecnologie sperimentali. «Studiando il territorio italiano, il marmo emerge come bene di pregio, rappresentativo del nostro Paese nel mondo. Nel settore tessile era presente solo in qualità di ispirazione estetica – attraverso delle stampe che simulavano i suoi dettagli, le sue tipicità. L’idea era di connettere pietra e tessuto, seguendo ogni passaggio di una filiera che possiamo definire a km 0». Fili Pari raggiunge l’innovazione con MARM \ MORE ®, il materiale tessile caratterizzato dall’aggiunta di polvere di marmo, valso a Zantedeschi e Pievani i brevetti. La parola ‘Marmor’ è la traduzione latina di marmo, che indica il legame tra la materia e il territorio italiano. ‘More’ sta a sottolineare il concetto di plus valore di cui si carica il capo d’abbigliamento o generalmente il prodotto finale realizzato, tramite le caratteristiche concesse dalla presenza della polvere di marmo. La membrana dei tessuti assume il colore naturale della pietra, diventa morbida, impermeabile, traspirante e ritardante di fiamma.

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FILI PARI

Il processo di lavorazione parte dalla selezione della tipologia di scarto, dopodiché consiste nell’inserimento del prodotto all’interno di una mescola liquida, che viene lavorata e stesa tramite l’utilizzo di macchinari industriali già impiegati nel circuito tessile. A seguito della fase di spalmatura, la composta giunge al suo stadio finale divenendo solida. «Otteniamo così un micro-film – denominato MARM \ MORE ® – che è in grado di essere combinato a qualsiasi tipo di tessuto, a seconda delle necessità. Nascendo come designer, da parte nostra c’era la volontà di dare una forma concreta al materiale che abbiamo creato e attraverso l’ideazione di una prima collezione di giacche siamo riuscite a comprendere il livello di comfort del materiale, la sua risposta alla cucitura e alla confezione, in che cosa potevamo apportare delle migliorie con l’obiettivo di aumentare sempre più la qualità del prodotto. Abbiamo iniziato nell’abbigliamento, ma è molta la curiosità sulle nuove applicazioni».

Nel 2017 Fili Pari si apre alla commercializzazione attraverso il canale B2B, rivolgendosi ad aziende tessili e brand di moda e arredo. L’anno successivo fa il suo ingresso in Polihub, l’acceleratore d’impresa del Politecnico di Milano, al cui interno coesistono un centinaio di altre start-up. «Insieme a loro abbiamo iniziato un percorso che ha portato nel 2020 alla costituzione della società in cui il polihub è socio istituzionale». A seguito di un progetto di open innovation, nasce la collaborazione con Limonta Spa, l’azienda tessile italiana con cui Fili Pari diventa conosciuta per il processo di trasformazione dei sottoprodotti industriali dei distretti della pietra italiana in collezioni di tessuti per l’abbigliamento. «Abbiamo svolto sei mesi di ricerca e sviluppo all’interno dei loro laboratori per cercare di ottimizzare la ricetta sui loro macchinari, a seguito dei quali poi c’è stato il lancio della collezione a Parigi nel Febbraio 2020 e la sua successiva commercializzazione».

Il progetto di valorizzazione del territorio, fa forza sull’utilizzo di marmi italiani e sul dialogo intrattenuto con i fornitori e chi adopera al confezionamento dei capi d’abbigliamento; il tutto avviene quasi interamente nel nord del paese. «Ci stiamo concentrando sul marmo nero Ebano proveniente da Bergamo, il marmo rosso Verona e il Giallo mori della zona nord del Lago di Garda ed il Verde Alpi della Valle d’Aosta». La fase di ricerca e di selezione del marmo, che conduce le due designer nella valorizzazione, tra i vari, del marmo verde caratterizzato dalla presenza di venature verdi più chiare e del marmo rosso per antonomasia, è anche quella che determina la progettazione delle collezioni. Una volta vagliate le possibilità di ciascuna tipologia di pietra inizia la progettazione di una forma per il capo d’abbigliamento, il quale da completo rimane privo di decorazioni e stampe proprio in virtù del fatto che l’estetica del materiale «deve essere l’unica voca a parlare», spiega Pievani.

«Abbiamo dei fornitori di sottoprodotti di marmo a cui ci rivolgiamo costantemente in base alla tipologia e all’effetto estetico di cui necessitiamo. Erano incuriositi e allo stesso tempo dubbiosi sul fatto che il marmo potesse essere utilizzato per realizzare capi d’abbigliamento, ma sono stati disponibili a sperimentare. Le nostre collezioni sono l’espressione dei materiali che vogliamo utilizzare, non vincolate alle stagioni e alle continue produzioni. Abbiamo voluto focalizzarci su un concetto di capo iconico che poteva coniugarsi al capospalla, alla giacca impermeabile e di riproporli variando i modelli, i colori, la tipologia stessa di prodotto. A quattro mani cominciamo ad elaborare i primi schizzi della giacca e scegliamo gli altri materiali che comporranno il capo – zip, piping, dettagli in lurex. Insieme alla modellista e alla sarta sviluppiamo il campione che, una volta approvato, verrà inserito all’interno della collezione».

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