CARAVAGGIO, SAN GIROLAMO SCRIVENTE, 1605 CIRCA. IL DIPINTO È CONSERVATO A MALTA, NELLA CATTEDRALE DI SAN GIOVANNI A LA VALLETTA.
TESTO
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La crisi dell’Ordine di Malta – un’immagine che immortala il Luogotenente di Gran Maestro

Il gran Cancelliere Boeselager ufficialmente deve andarsene per il suo coinvolgimento in una vecchia e controversa storia di preservativi distribuiti dall’Ordine in vari paesi. La realtà sembra essere ben altra

18 luglio 2017. Proprio mentre stiamo ultimando questo racconto, un cavaliere di Malta, Alberto di Janni, rende pubbliche le sue dimissioni accusando il papa di ingerenze eccessive nelle questioni interne all’Ordine di Malta. Un grido di dolore e un j’accuse che, se vogliamo, è un sintomo marginale di una situazione ben più densa e complessa, che negli ultimi mesi si sta sviluppando nelle viscere dell’Ordine.

Due mesi prima. Il 24 giugno 2017, il Luogotenente di Gran Maestro è ricevuto in modesti abiti civili, privo degli abiti e delle insegne del suo ruolo, dal Sommo Pontefice. Una fotografia ritrae la scena: un’immagine pesante come un macigno contro la tradizione, che riesce in pratica a sancire la caduta della sovranità dell’Ordine di Malta. Si dissolve così, al torrido sole di un giugno romano, la storia plurisecolare e appassionante come una chanson de geste, degli unici veri eredi dei Cavalieri Templari. È un conclamato stato di crisi che dà luogo a una riflessione sull’intero significato e sulla portata emblematica e profondamente etica dell’Ordine della Croce Ottagona, insediatosi a Roma nel 1834.

Alle origini. La fondazione risale a Gerusalemme nel 1048. Alcuni mercanti della Repubblica marinara di Amalfi ottengono dal Califfo d’Egitto di potere di erigere una chiesa, un convento e un ospedale per assistervi pellegrini di ogni razza e nota di capitale di importanza di ogni professione religiosa. La fondazione è ratificata con una bolla appositamente emessa, rendendo l’Ordine Sovrano, da Papa Pasquale II, il 15 febbraio 1113. Lasciata la Terra Santa, l’itinerario storico approda in Grecia, a Rodi, nel Dodecanneso, sottraendo l’isola agli Ottomani e resistendovi strenuamente. Da Rodi all’Isola di Malta, nel 1530, di cui l’Ordine ottiene i diritti feudali concessigli dal Regno di Sicilia. Malta diventa così un avamposto cristiano, roccaforte strategica e di controllo in pieno Mediterraneo, affacciata sulle coste del Nord Africa. L’Ordine governa Malta fino al 1798, quando ne perde il dominio senza fare alcuna resistenza davanti all’esercito napoleonico: per legge i cavalieri non possono opporsi con le armi ad altri cristiani. Secoli e riflessi remoti ma vivi tuttora, una geografia che anch’essa assurge a messaggio di gloria, di scontro e confronto di civiltà e culture.

L’Ordine di Malta è uno dei pochissimi baluardi del cattolicesimo rimasti vigenti e pugnaci in Medio Oriente, culla della matrice cristiana attaccata e compromessa nella sua stessa libertà di esistere, con ospedali segnatamente a Betlemme e iniziative umanitarie di assistenza ai migranti e ai rifugiati, in particolare in Libano. Lo SMOM è un organismo apprezzato e tollerato dalle altre religioni, un dato di grande rilievo nell’attuale clima di radicale tensione ideologica. Riconosciuto dalla Chiesa Cattolica da oltre novecento anni, lo SMOM è capace di una forza di fuoco grazie ai notevoli beni italiani e ai finanziamenti americani. Tutto ciò è ben distante da quelle vanità e smanie vetero-patrizie e passatiste di una lobby di fanatici dai bizzarri paludamenti, con cui una certa parte dell’opinione pubblica liquida assai superficialmente il significato e l’opera infaticabile dell’Ordine di San Giovanni. Si tratta di una piccola ONU nell’assemblea delle Nazioni Unite lo SMOM possiede pure un seggio in qualità di osservatore dal 1994 di una Comunità di Sant’Egidio con fattivi canali diplomatici autonomi, riconosciuti da un numero sempre crescente di Stati, soprattutto nel sud del mondo, l’area di maggiore interesse per la politica universale del Vaticano.

La vicenda attuale prende le cadenze di un novel, configurandosi come uno spietato regolamento di conti e una sorda lotta per la supremazia che ha ben poco di spirituale. Sembra di immergersi in certe convulse pagine di Peyrefitte, sullo sfondo della barocca e intrigante penombra dei palazzi pontifici. Un’avventura ebbene sì, nobiliare al servizio e in difesa della Cristianità che, a livello di grandioso immaginario, si manifesta tuttora attraverso il fasto di splendori artistici quali la spettacolare Decollazione di San Giovanni Battista e il Ritratto di Alof de Vignacourt del Caravaggio uno che con l’Ordine di certo non ebbe un rapporto facile e idilliaco, dovendo fuggire dalle carceri di Malta per rifugiarsi in Sicilia. Ancora, il Battesimo di Cristo maltese di Alessandro Algardi e la candida sofisticazione di Santa Maria del Priorato, la chiesa romana sull’Aventino che, come la villa annessa e il Palazzo Magistrale, gode di extraterritorialità (chiesa di remota fondazione che fu ristrutturata da Giovanni Battista Piranesi tra il 1764 e il 1765 per volere del cardinale veneziano Giovanni Battista Rezzonico n.d.r.).

Cos’è successo, allora, di tanto grave, a fine gennaio? Il Gran Maestro dello SMOM, il britannico fra’ Matthew Festing rassegna le dimissioni per una vecchia e controversa storia di preservativi distribuiti dall’Ordine in vari paesi. Si tratta dello stesso argomento che il mese prima aveva portato alla rimozione del Gran Cancelliere, il giurista tedesco Albrecht Freiherr von Boeselager. In tale risoluzione, il Gran Maestro Festing è forte dell’appoggio sia del Cardinal Müller, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina e la Fede, anch’egli defenestrato dal Papa, sia del Cardinal Burke, già Prefetto della Segnatura Apostolica, a sua volta retrocesso al ruolo di Cardinalis Patronus dell’Ordine e definitivamente zittito quale reo di essere uno degli estensori dei Dubia. (I Dubia: quesiti rivolti a Sua Santità per chiarire alcuni aspetti dottrinari dell’Amoris Laetitia, esortazione apostolica post-sinodale sull’amore nella famiglia, soprattutto in merito alla delicata materia delle nuove unioni e della comunione ai divorziati – n.d.r.).

Solo un pretesto, è lecito pensare, questo argomento sui preservativi. Un pretesto colto dal Vaticano per risolvere una ben più prosaica vicenda di denaro, originata da un lascito di oltre cento milioni di franchi svizzeri, destinato all’Ordine, confluiti in un trust neozelandese gestito a Ginevra da una gentile e determinata signora, Ariane Slinger, il cui nome è apparso nei Panama Papers (Panama Papers: elenco di nominativi pubblicato più o meno un anno orsono che citava quanti avevano creato disponibilità di fondi offshore esentasse a Panama – n.d.r.). Un’eredità attorno alla quale è in corso una contesa giudiziaria in sede penale presso il Tribunale di Ginevra e che vede in qualche modo coinvolti esponenti di primo piano della diplomazia vaticana. Si può intendere come questo impasse sia la vera venefica scintilla che ha fatto divampare l’incendio, implicando l’allontanamento del Gran Maestro Festing, imputabile di diverse responsabilità nella vicenda. Su tutto questo punto, non è dato sapere di più ragione per la quale esso è ancora più rilevante in questa nostra inchiesta sulle crisi tra l’Ordine e il Vaticano.

Francesco è un Papa diverso, poco curiale e che evidentemente mal sopporta i tradizionali fasti della corte romana. Si è rivelato insofferente ai retaggi ancestrali di un racconto sontuoso, dalla mistica sideralmente lontana, ieratica e inaccessibile ai più. Un Pastore ecumenico e militante, molto attuale e dirompente nel messaggio di cui si fa portatore, e che ancor meno digerisce l’immaginario opulento delle uniformi napoleoniche indossate dai dignitari dell’Ordine nelle cerimonie ufficiali. Ergo, non deve essergli sembrata vera la sollecitazione proveniente dal suo Segretario di Stato a riportare l’unico stato sovrano cattolico per definizione esistente oltre al Vaticano, sui binari dell’ortodossia comportamentale accettando le dimissioni del Gran Maestro Festing. Bravi, siete bravi a fare tutto quello che fate, però d’ora in poi mi dovrete assoluta obbedienza non solo religiosa e morale, ma anche politica e finanziaria così, giocando di fantasia ma non troppo, si potrebbe sintetizzare il paterno ma fermissimo e ferreo diktat papale. (Le dimissioni accettate dal papa prendono luogo anche a seguito degli esiti dei lavori di una commissione d’indagine costituita alla fine del 2016. Un ente di controllo istituito dal Vaticano e composto anche da membri dello SMOM in dissidio con Festing, che aveva analizzato l’operato del Gran Maestro col fine di avvalorarne la caduta n.d.r.).

Al luogotenentedi Gran Maestro fra’ Giacomo della Torre del Tempio di Sanguinetto, già’ Gran Priore di Roma (ruolo che fino agli anni Cinquanta del Novecento spettava a un Cardinale di Santa Romana Chiesa l’ultimo in carica, il nobile reatino Nicola Canali, per ironia della sorte, tentò di impadronirsi dell’Ordine di Malta ai tempi del tradizionalista Papa Pio XII Pacelli n.d.r.), è affidato il compito di condurre in porto la riforma della Costituzione e del Codice richiesta dal Vaticano. Sarà il Luogotenente a convocare entro il prossimo aprile il Consiglio Compito di Stato per il rinnovo delle cariche di governo. Il Delegato Pontificio nominato a febbraio da Papa Francesco, arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, dovrà riformarne gli aspetti religiosi. Ad oggi, i frati professi dell’Ordine sono una settantina, di questi solo dodici eleggibili alla carica di Gran Maestro e metà dei quali ultra ottantenni. Chi vivrà vedrà.

Fra’ Matthew Festingresterà forse l’ultimo vero Gran Maestro di una teoria che per novecento anni ha custodito come un valore intoccabile la sovranità e l’autonomia dell’Ordine. La cronaca suggerisce paradossi e domande cruciali destinate a non ricevere risposta e delinea inquietanti derive per così dire egemoniche, particolarismi e complicità quanto mai evidenti. Il Gran Cancelliere Albrecht von Boeselager, intanto, è stato reinsediato nella sua dignità e suo fratello Georg è entrato nel Consiglio di Sovrintendenza dello IOR, la potente banca vaticana. Il segretario della Commissione costituita dal Papa per indagare sull’Ordine, Marc Odendall, è stato confermato all’AIF, l’autorità anti-riciclaggio dello Stato della Chiesa. Il Cardinale Parolin, al quale molti addebitano la responsabilità di una gestione quanto meno superficiale della vicenda, è sempre saldo al suo posto. Tutto questo è ben rappresentato dall’immagine inziale: la figura cruciale di tanto, il Luogotenente del Gran Maestro, inchinatosi davanti al papa senza l’uniforme simbolo della sovranità dell’Ordine.

La lingua italiana dello SMOM (con Lingua si richiama l’antica organizzazione per competenza costruita dall’Ordine, basata su matrice geografica n.d.r.) è stata di fatto esautorata e messa in ginocchio davanti a uno strapotere franco-teutonico sempre più volto a fare dell’Ordine una onlus e a marginalizzare il ruolo centrale della nostra nazione. Peccato solo che sia proprio la Lingua Italiana la prima fonte di sostentamento del governo centrale, e la più attiva nella miglior gestione di questo – le associazioni degli altri paesi sono oggi estremamente più deboli e meno dedite alla causa. Sembra quasi che la dedizione dei Cavalieri italiani, capace di ingenti lasciti e oblazioni, forte di innumerevoli meriti storici, non sia poi così apprezzata, né rispettata, dal Vaticano – forse a conferma di una fredda indifferenza del Papa. Che questa indifferenza sia intellettuale o di calcolo politico è la sintesi della nostra domanda.

Triste epilogodi una parabola gloriosa, fervida e spesso esemplare per dedizione ed eroismo. Il pavimento della navata centrale della Concattedrale di San Giovanni Battista a La Valletta, sull’isola di Malta è un arazzo prezioso di marmi policromi a commesso, finemente istoriato dagli stemmi, dai predicati araldici e dai nomi iscritti di quattrocento lastre tombali. Memento mori, epica cavalleresca e fuoco d’artificio manierista e barocco. Qui, sotto lo sguardo dolce e fiero della patrona dello SMOM, la venerata e avventurosa Madonna del Fileremo, dormono il loro sonno eterno tanti esponenti del fior fiore dell’aristocrazia europea. Un qualcosa che dovrebbe essere un richiamo alla verità e allo spirito di servizio e abnegazione dei primordi dello SMOM perfino in un’epoca di cinismo e di politicamente corretto, più fittizio che reale, come la nostra.

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