Artsist David Altmejd
TESTO
IMMAGINE DI APERTURA

Contro il virus: un gel per le mani con alcol all’80%, invece di un profumo

Era dalla seconda Guerra Mondiale che non si assisteva a una tale riconversione generale delle aziende produttive in Italia. La formula elaborata da ICR a Boffalora D’Adda

La formula del gel elaborata da ICR contiene un quantitativo di alcol pari all’ottanta per cento – come riferimento, l’Amuchina è circa il sessantatré per cento su alcune linee, Fastigen di Laboratori Krymi al sessantacinque per cento. L’alcool ha potere certo antivirale e antibatterico intorno al settanta per cento – ICR ha voluto arrivare all’ottanta per cento. Si può aggiungere come dettaglio che un gel per le mani potrebbe presentare altre componenti disinfettanti, ma resta l’alcool l’elemento con attività rilevante. Per la componente restante, la formula di ICR prevede acqua, glicerina e il copolimero legante. La glicerina è idratante, per contrastare la secchezza procurata dall’alcool all’epidermide – ed è una particolarità inedita di ICR. Fino a oggi, gli stabilimenti di ICR a Boffalora D’Adda, poco lontano dal primo focolaio nel lodigiano, hanno lavorato cosmesi e profumeria: prodotti alcolici, bagnoschiuma e lozioni per il corpo. Si è trattato di ricalibrare alcune linee di produzione.

Il 21 febbraio l’allarme scattava nella non distante Codogno. ICR si mobilitava subito, anticipando le pratiche che poi avrebbe dettato il governo: verificava lo stato di salute dei dipendenti provenienti dalla zona rossa; misurava la temperatura all’ingresso; sanificava gli spazi. A tutti i presenti erano fornite mascherine – una tipologia in tessuto lavabile e sterilizzabile a ottanta gradi. Di dotarsi di guanti non c’era bisogno, poiché in ICR si lavora da sempre con le mani protette. L’azienda si attivava anche su un ordine di gel igienizzante da distribuire in tutte le sedi operative – ma la consegna prevista dopo una settimana non arrivava e controllandola, appariva rinviata. La direzione risolveva rapidamente, decidendo di creare una produzione interna di gel da distribuire ai dipendenti. L’ingrediente principale, ovvero l’alcool, c’era già – quello denaturato puro che si usa per i profumi.  Il gel fu pronto in poco tempo – distribuito tra i dipendenti il 9 marzo. «Produciamo prodotti per il corpo: produrre gel sanitizzante non ha stravolto il nostro lavoro. L’idea di essere noi stessi produttori di gel sanitizzante considerando le prospettive, era logica. In prima istanza, abbiamo distribuito il gel alle linee produttive – ovvero, gli operai, la nostra forza lavoro. Poi lo abbiamo previsto per tutti i nostri collaboratori». A parlare è Giorgia Martone, terza generazione della famiglia Martone insieme a sua sorella Ambra e al padre Roberto, alla guida di ICR. «In un primo momento il gel era stato prodotto a mano, poi la formula era resa più fluida ed è stato possibile metterla in una macchina semiautomatica».

Era dalla seconda Guerra Mondiale che non si assisteva a una riconversione generale delle aziende produttive. In America, la General Motors ha ricevuto da Trump l’ordine di iniziare ‘as of now‘ a produrre respiratori. In Italia ogni tipo di riconversione è stata decisa dalle aziende stesse. Al momento nessuno ha pensato alla parte economica, la maggior parte di quanto è prodotto sarà poi donato. Il gruppo Armani converte i propri stabilimenti italiani alla produzione di camici monouso destinati alla protezione individuale degli operatori sanitari. Herno si impegna a produrre venticinquemila mascherine al mese destinate al territorio, in particolare all’ospedale di Verbania – ogni sera la protezione civile passa in azienda a ritirare quanto prodotto. Un mese dopo aver annunciato una donazione all’ospedale Spallanzani di Roma finalizzata all’acquisto di un microscopio 3d ad alta definizione (per la ricerca della cura del virus), Bvlgari converte parte della propria linea di profumo e prodotti per la persona alla realizzazione di gel igienizzante per le mani. Lo fa insieme a ICR, Industrie Cosmetiche Riunite, fornitore storico del marchio per le fragranze, che in questa operazione lavora quale produttore consolidale.

Nella sede ICR a Boffalora arriva la richiesta da parte del CEO di Bvlgari Jean-Christophe Babin: l’azienda vuole realizzare il gel con sanitizzante e donarlo alle strutture ospedaliere e alla Protezione Civile. Si pone l’obiettivo: oltre duecentomila pezzi; i tempi, il prima possibile – a oggi, una parte è già stata consegnata. In una nota, Jean-Christophe Babin accompagna l’intenzione: «Bvlgari crede nelle mani intelligenti degli artigiani. Oggi più che mai, con la produzione del gel disinfettante Bvlgari nei laboratori di ICR a Lodi, una delle città più colpite dal Covid-19, quelle stesse mani si mettono a disposizione di medici, infermieri, volontari che in prima linea ogni giorno lottano per salvare la vita di milioni di persone».

GIORGIA, ROBERTO E AMBRA MARTONE
GIORGIA, ROBERTO E AMBRA MARTONE

Dopo la prima tranche di produzione interna destinata ai dipendenti, ICR converte quindi due linee produttive, raggiungendo i seimila pezzi al giorno. «Per il momento non è necessario comprare nuovi macchinari. I macchinari attuali sono stati ricalibrati dai nostri manutentori: si tratta del lavoro di un’officina interna, una squadra di venti meccanici e ingegneri che fanno parte del nostro team aziendale. Gli stessi tecnici che a febbraio avevano subito implementato il processo industriale per far fronte all’emergenza del virus, modificando le postazioni affinché si potesse stabilire una distanza superiore al metro tra un lavoratore e un altro, prevedendo separatori e divisori protettori sia frontalmente, sia lateralmente. La nostra officina interna ha lavorato tutti i giorni, compresi i fine settimana.  Non abbiamo dovuto riccorere a competenze esterne per attuare queste implementazioni – siamo strutturati così, ed è il nostro vantaggio oggi: i nostri ingegneri hanno sempre saputo e potuto produrre i pezzi di ricambio dei nostri macchinari, di tutta la nostra filiera industriale» spiega Giorgia Martone, dando un caso preciso di migliore manifattura italiana, non soltanto della propria azienda famigliare. ICR ha ricalibrato soltanto due linee produttive per virare da una produzione cosmetica a una produzione semi farmaceutica – affinché l’azienda potesse portare avanti le committenze principali e non ritrovarsi poi con un piano aziendale danneggiato e conseguenze drastiche per i dipendenti.

In cantiere anche un altro progetto, qui in collaborazione con Candiani, fornitore di ICR per la plastica – un’altra piccola produzione di gel da donare agli ospedali di Lodi, Codogno, Sant’Angelo Lodigiano e Casalpusterlengo. In questo caso, la lavoro anche un gruppo di operaie volontarie. «La reazione delle aziende italiane davanti all’emergenza – dice Giorgia Martone – è dettata non solo dalla volontà di aiutare il prossimo, ma anche dal bisogno di salvare la creatività, dall’esigenza di non stare con le mani in mano. Il futuro ci trova preparati. Questo gel per le mani rimarrà nel nostro quotidiano: le produzioni destinate e devolute a ospedali e protezione civile, non possono avere profumi nella loro formula: anche un microcomponente come il limonene o il linalool propri della lavanda, essendo molecole naturali provenienti da una pianta, potrebbero procurare reazioni allergiche. Gli ospedali non possono e non devono ricevere prodotti profumati».

Nel futuro potrebbe nascere una considerazione commerciale, considerando che le persone vorranno alzare il livello della cura e della disinfezione della persona: «ICR lavora come fornitore – ma abbiamo alcuni marchi di proprietà in una dimensione di nicchia che non entrano in contrasto con le distribuzioni dei nostri clienti. Tra questi, LabSolue – una linea di profumeria basata su olii essenziali.  Sto pensando a produrre un gel disinfettante profumato – sempre tenendo come esempio la lavanda che a livello di aromaterapia, ha il potere di calmare i sensi. Ne abbiamo già fatta un test da regalare. Stiamo pensando anche a delle formule di sapone liquido, sempre con proprietà igienizzante – un prodotto meno aggressivo sulla pelle di quelli già presenti sul mercato e con profumi. Tutte le aziende che si convertono in questo momento potranno avere delle opportunità».

Come sarà l’Italia una volta che sarà possibile ripartire? «Iprodotti cosmetici e per la cura del corpo continueranno a rientrare nella categoria di prodotti essenziali. Questo periodo di paranoia e di ansia porterà a più trasparenza, più tracciabilità. Inoltre, ci potremmo muovere di meno e tutto dovrà diventare più locale. Noi italiani siamo esterofili, anche nella scelta dei prodotti, e continueremo ad esserlo noi siamo esterofili e continueremo ad esserlo però tutti gli italiani avranno il dovere morale ed il piacere nel cercare il Made In Italy».

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