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Earth Day 2020: anche per gli alberi, la qualità vale più della quantità

Giusi Rabotti, paesaggista e agronomo, interviene su Forestami e i milioni di alberi previsti: piantare meno, ma piantare meglio, spendere meno per ottenere più risultati

«Tutte le aree verdi, piccole e grandi, sono l’occasione dell’incontro tra il mondo dell’architettura e quello della natura, tra arte e cultura, e contribuiscono da sempre a soddisfare i bisogni di armonia e bellezza della città. Il punto di vista estetico coincide con quello ecologico: ho come obiettivi la conservazione e il recupero dell’identità dei luoghi, la conservazione della biodiversità, la salvaguardia della flora autoctona e degli ecosistemi naturali. Questa è la mia idea di forestazione urbana». Giusi Rabotti, agronomo e Dottore di ricerca in biologia vegetale, è esperta in fitopatologia e architettura del paesaggio. Si occupa di restauro e progettazione di parchi, giardini e aree verdi e di riqualificazione ambientale.

«Milano, insieme a Torino e Mantova, è una delle 59 città nel mondo che ha ottenuto la designazione internazionale di ‘Tree Cities of the World’. È un buon punto di partenza», afferma Rabotti. Compaiono anche Dublino, Lubiana, Parigi, New York e San Francisco nella lista di città del programma promosso da FAO e Arbor Day Foundation, che valuta la gestione efficiente delle risorse verdi urbane. «Spero che non resti tutto sulla carta. Mi auguro che le aree verdi (parchi, giardini, viali, piazze, aree naturali), messe a sistema, possano migliorare le qualità ecologiche, paesaggistiche e i livelli di resilienza delle città in quanto ambiti maggiormente esposti al climate change».

La sfida per Milano è insistere nel progetto di forestazione urbana, nell’ottica di migliorare la funzionalità degli ecosistemi e la percezione estetico-percettiva. «La Strategia Nazionale del verde urbano del 2018 prevede le foreste cittadine», ribadisce Rabotti. La foresta (che sia urbana, periurbana e naturale) è identificata come il sistema capace di integrare in modo funzionale e strutturale le componenti verdi delle città, che siano il bosco verticale, i lembi naturali di foreste autoctone ancora presenti nelle città e nei suoi dintorni, i sistemi agricoli urbani, i grandi parchi, i viali alberati, i giardini, i cortili, i tetti verdi.

Secondo i dati del Comune di Milano sono 480.757 gli alberi attualmente presenti in città, mentre 5.5 milioni quelli presenti nella città metropolitana – troppo pochi. A capitanare la conversione green di Milano è il progetto Forestami, che prevede di piantare 2 milioni di alberi entro il 2026 e 3 milioni entro il 2030. «Occorre concentrarsi sulla qualità dei progetti, degli impianti e delle manutenzioni, più che sul numero di piante messe a dimora», specifica Rabotti. Una progettazione poco attenta e la presenza di piante non indicate e, talvolta, troppo ravvicinate porta più danni che benefici, soprattutto in termini economici. Ogni progetto deve valutare attentamente tipologia e dimensioni delle piante messe a dimora in relazione ai benefici prodotti, ai costi di manutenzione e al risultato estetico ottenuto.

«A Milano si assiste talvolta all’impianto di esemplari arborei di scarsa qualità. Non sempre si utilizzano specie adeguate al contesto storico-architettonico e spesso sono posti alberi a distanze troppo ravvicinate rispetto allo sviluppo della specie impiegata. Ne conseguono problemi di potature non sostenibili, costose e spesso molto dannose per il modo in cui vengono eseguite», prosegue Rabotti. Altro fattore da considerare: le attuali condizioni climatiche. «Solo in alcuni casi, per esigenze storico-architettoniche o decorative è ipotizzabile l’utilizzo di specie esotiche. Mi auguro che nell’ambito di Forestami si riesca a riqualificare anche il verde urbano esistente migliorando gli aspetti agronomici, ecologici e architettonici del verde della città. Rinnovare alcune alberature che presentano problemi potrebbe essere una mossa vincente: il progressivo invecchiamento degli esemplari determina una riduzione dell’attività fotosintetica e una minore capacità di stoccaggio di anidride carbonica».

Anche piccoli spazi verdi – se opportunamente progettati e gestiti – sono in grado di ridurre l’emissione di CO2, mitigando le escursioni termiche sia estive che invernali e riducendo l’uso di condizionatori. «È stato dimostrato che le aree vegetate hanno un effetto di raffreddamento che aumenta in base alla loro dimensione. Possono mitigare le temperature estive», prosegue. «La storia forestale di Milano annovera alcuni interventi effettuati nei parchi soprattutto nell’ambito urbano: penso al Bosco in Città, un parco pubblico di oltre 100 ettari ha che ospita residui di foresta planiziale padana e ospita un centro di forestazione urbana, come pure al Parco Nord e al Parco delle Cave. Un altro esempio è il Parco Agricolo Sud, che si estende in gran parte della Città Metropolitana e rappresenta un elemento di connessione tra il sistema del fiume Ticino e il sistema del fiume Adda con i loro parchi regionali».

Il Parco Agricolo Sud Milano è un unicum nel panorama dei parchi di cintura metropolitana presenti in altre città europee come Londra, Parigi e Francoforte. Il Parco ha una forte vocazione agricola, con una prevalenza delle zone coltivate su quelle naturalistiche. Purtroppo il paesaggio agrario che ha reso nota la Lombardia nel mondo con i suoi lunghi filari è cambiato. «La bellezza del milanese irriguo che nel Settecento e nell’Ottocento era ammirato in tutta Europa e che veniva descritto da Goethe non esiste più. Oggi il Parco Agricolo Sud potrebbe portare al recupero del paesaggio agrario e alla valorizzazione del patrimonio storico architettonico. Obiettivi di non facile attuazione». Il ruolo che le foreste periurbane svolgono per l’ambiente, il paesaggio e la città, «le ‘cinture verdi’ forestali sono elementi basilari nell’integrazione del sistema agricolo. Possono ripristinare una elevata qualità paesaggistica del territorio e contrastare l’eccessivo impoverimento ed omogeneità del paesaggio, rafforzare le reti ecologiche minori, preziosi corridoi faunistici e luoghi di conservazione e incremento della biodiversità e offrire all’agricoltura il supporto all’impollinazione. Possono favorire, insieme alle produzioni agricole locali di qualità, il rilancio delle attuali periferie trasformandole in nuovi centri di aggregazione culturali, sociali ed economici».

A proposito del potenziamento delle periferie e della riqualificazione ambientale, una possibilità è la conversione di una zona ex industriale cementificata in oasi verde. Giusi Rabotti ha seguito due progetti nel milanese volti a recuperare il valore identitario delle aree, migliorando la qualità del paesaggio e stimolando la biodiversità. La riqualificazione ambientale dell’ex area Vita Meyer a Turbigo, in provincia di Milano, ha permesso di trasformare uno scenario di degrado in un percorso aperto al pubblico costituito da un anello attorno ad un ex lago di cava. Ora è un ambiente ospitale per uccelli acquatici. La demolizione di strutture industriali abbandonate e di strutture abusive a ridosso del fiume ha permesso il recupero dell’affaccio fluviale e di un suo collegamento con il laghetto, oltre che il ripristino delle componenti eco-sistemiche del bosco planiziale e la sistemazione di sentieri di interesse naturalistico.

Il progetto della Forestazione urbana di Bernate Ticino riassume l’importanza di queste operazioni. Il progetto si è basato sull’ideazione di una fascia verde tra un’area residenziale e un’area industriale. «È stato necessario trovare una sintesi compositiva tra il disegno informale e naturalistico dell’area a bosco, le linee formali del paesaggio agrario e i temi tipici dei giardini di campagna. In questo caso – e come sempre nei miei progetti – gli alberi, le erbe, i fiori, i frutti sono gli elementi della composizione che interpretano la natura del luogo e la ripropongono nella sua semplicità».

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