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Femministe, liberi tutti – ridiamo del ciclo mestruale

Geppi Cucciari va in scena al Parenti con Perfetta, uno spettacolo che usa il ciclo di 28 giorni come pretesto per parlare delle donne

Uno spettacolo che usa il ciclo di 28 giorni come pretesto per parlare delle donne non può che essere un pasticcio. Questo è il mio prevenuto pensiero – un pensiero sbagliato – sul monologo teatrale Perfetta, al Teatro Franco Parenti di Milano fino al 3 febbraio.

Scherza con i fanti, lascia stare i santi, e le mestruazioni. Esistono una confessione del buongusto e una branca del femminismo contemporaneo interamente dedicate alla lotta contro le battute sul ciclo mestruale e gli sbalzi d’umore che può generare. Non importa che le boutade vengano da professionisti della comicità o dal capufficio, da uomini o da donne. Attenzione a farsi beffe degli alti e bassi di una signora, soprattutto in fase premestruale.

Il presupposto rovescia ogni possibile malessere: se noi donne fossimo lineari come i maschi, identici in ogni singolo giorno del mese, l’universo andrebbe a rotoli. A noi donne le quattro fasi del ciclo servono per moltiplicarci in quattro cloni funzionalmente diversificati, con talenti e missioni proprie: infondere positività, fare denaro, risolvere i problemi, seminare il terrore.

Perfetta è la mise en scene di quattro martedì consecutivi, appartenenti rispettivamente alla fase mestruale, follicolare, ovulatoria e premestruale in un ciclo di ventotto giorni. Gli avvenimenti quotidiani sono sempre gli stessi, il punto di vista e le reazioni della protagonista cambiano.

Geppi Cucciari interpreta una venditrice di automobili, sposata, due figli, casa di proprietà di 85 mq con un solo bagno. La sua agenda non cambia mai: preparare la colazione ai ragazzi, lasciare indicazioni a Carmen – per il cui inesistente contributo alle pulizie domestiche riversa interamente il proprio stipendio –, attraversare il traffico, osservare quelle curiose creature che abitano il centro città, vendere macchine nell’autosalone dove è impiegata, fare pausa pranzo in un qualche locale in ferro e vetro, finto stile osteria con menu scritti a gesso sulle lavagnette, relazionarsi con il marito, noto nel testo anche come la pianta di casa.

Questa donna, che è tutte le donne, indossa un abito né troppo lungo né troppo corto, né troppo stretto o troppo largo, né troppo casto o troppo scollato: il risultato ottenuto da Antonio Marras è perfetto. Viene voglia di adottarlo come uniforme alla prossima rivoluzione di genere.

Il testo è di Mattia Torre, uno che i suoi colleghi, sceneggiatori e autori televisivi – categoria professionale poco nota per l’indulgenza –  guardano con rispetto, riconoscendogli innanzitutto il merito di quel piccolo capolavoro di scrittura che è stata la serie Boris. Torre aveva già lavorato alla drammaturgia di Migliore465 e Qui e ora.

Sul palco c’è solo l’attrice Geppi Cucciari – non la comica, non la conduttrice televisiva, non la giocatrice di basket professionista, non la giovane praticante legale approdata a Milano per fare cabaret. C’è quindi un’attrice che non ha studiato per tutta la vita, sin dalle scuole, dizione e drama, comemossa dal sacro fuoco del teatro. Esistono centinaia di interpreti più brave di lei forse, ma nessuna di loro sarebbe stata altrettanto credibile nell’impersonare tutte le donne e la loro verità. La credibilità si conquista nel tempo con intelligenza e fatica, giocando su più campi contemporaneamente, anche in fase premestruale.

Dopo gli applausi del pubblico alla prima del Teatro Franco Parenti, Geppi Cucciari prende la parola e indica una finestra della Sala Grande. «Da lì si vede il mio primissimo appartamento, ero appena arrivata a Milano, la sera sentivo gli applausi e non avrei mai pensato che un giorno»… Le si spezza la voce e non prosegue. Sarà un difetto di respirazione.

Perfetta è scritto e diretto da Mattia Torre, musiche originali Paolo Fresu,
costumi Antonio Marras, disegno luci Luca Barbati.

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