SAN JUAN BAUTISTA PERU
TESTO
IMMAGINE DI APERTURA

Si produce poca carta ma si spreca molto legno: a pagare, sono le foreste

FSC – Forest Stewardship Council è il simbolo che troviamo sempre più spesso e garantisce il rispetto delle foreste nella produzione di legname. Intanto a Milano, c’è un nuovo parco

Era il 1993 quando a Rio De Janeiro si svolse il Summit della Terra delle Nazioni Unite, per promuovere la gestione responsabile di foreste e piantagioni. Per la prima volta l’opinione pubblica mondiale iniziò a conoscere il problema della deforestazione. In risposta a queste preoccupazioni nacque FSC, Forest Stewardship Council, un’organizzazione non governativa non-profit che favorisce la gestione responsabile delle foreste in tutto il mondo. Pone le sue basi sulla partecipazione, la democrazia, la trasparenza e l’equità. Gli 846 partecipanti, provenienti da 82 Paesi, si riuniscono e definiscono i criteri sociali e ambientali essenziali per la gestione delle foreste. Il logo di FSC lo vediamo stampato sulle confezioni di carta e cartone degli alimenti: è formato da un albero stilizzato affiancato a sinistra da un piccolo baffo a forma di ‘v’.

Nel 2020 l’attenzione sulla deforestazione è alta. Il disboscamento a livello globale è in crescita, a causa dell’agricoltura intensiva e all’industria del legname. Nel 2018 è aumentata del 40 percento rispetto al 2014, secondo la relazione del Think Tank Climate Focus. Negli ultimi cinque anni sono andati persi in media più di 260mila chilometri quadrati all’anno. I Paesi sudamericani sono quelli che hanno consumato la maggior parte delle foreste, soprattutto Perù, Colombia, Bolivia e Brasile. Il ritmo più rapido di deforestazione è quello dell’Africa occidentale e centrale, che è aumentato del 146 percento dal 2014. Le foreste ospitano il quasi il settanta percento della biodiversità terrestre e forniscono acqua pulita, ossigeno, riduzione della CO2 e conservazione del suolo. 

VALLE DE COCORA – COLOMBIA

FSC utilizza il suo sistema di certificazione per penetrare il mercato, con il fine di riconoscere il valore delle foreste. Diego Florian, il direttore dell’ufficio italiano del Forest Stewardship Council dal 2011, spiega come funziona il processo di certificazione. «Tre i passaggi da compiere. L’azienda deve prendere confidenza con gli standard di riferimento – quello di gestione forestale, specifico per ogni Paese (In Italia vieta l’utilizzo di pesticidi, obbliga attività volte alla conservazione della biodiversità e il rispetto delle acque, Ndr.) e quello di catena-custodia del legno, che riguarda sia le imprese forestali sia le aziende che operano nella filiera. In un secondo momento è necessario contattare l’ente di valutazione, che porta alla visita ispettiva, condotta da un ente terzo rispetto a Fsc. L’ispettore controlla che quanto richiesto sia rispettato, e nel caso, rilascia il marchio, che ha una validità di cinque anni, con la possibilità di rinnovo. È prevista una visita annuale, per verificare i criteri che hanno portato alla certificazione vengano rispettati. L’esito positivo del processo consente ai prodotti di essere venduti con dichiarazione FSC. Al 2015, oltre 180 milioni di ettari di foresta sono certificati FSC. Il logo FSC e le relative etichette sono diventati un marchio di fiducia a livello globale per le imprese e i consumatori alla ricerca di prodotti che derivano dagli alberi che rispettino l’ambiente e le popolazioni».

Oltre ai benefici ambientali, uno studio del WWF ha dimostrato che la certificazione FSC porta un ritorno economico: per ogni metro cubo di legno FSC le imprese forestali ricavano in circa 1 euro e 60 in più rispetto al prezzo del legname non certificato, Dimostrando che esiste anche un guadagno per le aziende che hanno scelto di sfruttare le foreste rispettandole. «Chi usa il nostro marchio – illustra Florian – deve rispettare le leggi nazionali e gli accordi internazionali sulla tutela delle foreste, come disporre di software di gestione dei flussi di magazzino, per distinguere quelli certificati da quelli che non lo sono, poiché le aziende possono valutare intere linee o solo alcune. Nella lavorazione del legno non possono essere usati prodotti chimici che inquinano le falde acquifere. Teniamo al rispetto dei dipendenti e alle loro condizioni di lavoro, devono essere riconosciuti i diritti delle popolazioni indigene e va tutelato il benessere delle comunità locali. L’uso dei prodotti donati dalle foreste deve essere efficiente e puntare alla conservazione dei servizi ecosistemici. Le aziende devono mettere in atto un piano di gestione forestale, che poi noi monitoriamo». 

Come si comportano le aziende italiane: «Il sistema FSC è il primo metodo di certificazione forestale per il settore legno-carta nel nostro Paese, che è al quinto posto al mondo e al terzo in Europa, dopo Gran Bretagna e Germania per numero di certificazioni. Anche se l’area di foresta certificata non è molto estesa – circa 63mila ettari – in Italia si concentrano più di 2mila realtà certificate. Sono aziende che vanno dalle multinazionali alle piccole realtà». Possono essere i fornitori a chiedere alle aziende di iniziare il percorso verso la certificazione, per completare la filiera. Negli ultimi anni è aumentato il numero di imprese che vogliono migliorare il loro impatto sul territorio e sull’ambiente, all’interno della propria responsabilità sociale d’impresa. Arper è un’azienda che produce sedie e complementi di arredo. Dal 2019 ha ottenuto la certificazione FSC, partecipando al Furniture Award di FSC, un premio che mira a riconoscere le imprese più virtuose. La certificazione è stato il punto finale di un percorso verso la sostenibilità, come l’utilizzo di processi a basso impatto ambientale, una politica di riduzione delle emissioni o all’utilizzo di colle e vernici non inquinanti. Anche i dipendenti hanno ricevuto una formazione specifica per entrare a far parte di questo processo produttivo sostenibile. Per quanto riguarda l’industria cartaria la cartiera veneta Fedrigoni, che produce carta per stampa, editoria e legatoria, ha lanciato la Carta Virostatica, un materiale che utilizza cellulosa certificata FSC e cotone ed è in grado di rendere meno trasmissibile il coronavirus.

«FSC è attenta anche alle città – Torino ha fatto molto per la salvaguardia e l’implementazione delle aree verdi urbane. Oltre a proseguire in attività già note e divulgate – come piantare un albero per ogni bambino – il capoluogo piemontese ha iniziato a tenere un bilancio degli abbattimenti e delle piantumazioni. In questo modo si è scoperto che da qualche anno il rapporto tra taglio e piantumazione è positivo. Mantova, in occasione del Primo Forum Mondiale sulle Foreste Urbane del 2018, ha lanciato il Mantova Challenge, che sfida le città del mondo ad aderire al programma Tree Cities of the World, un’iniziativa della FAO, Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite. Un riconoscimento a livello mondiale destinato alle città di tutti i continenti che con azioni tangibili si impegnano ad aumentare e gestire il verde e delle foreste urbane. Mantova nel 2018 è stata indicata come la città più verde d’Italia nella classifica Ecosistema Urbano di Legambiente». Diego Florian suggerisce di guardare a Belfast: «È una città molto verde, ci sono quarantaquattro parchi urbani. Dal 2015 il comune ha sviluppato il Local Development Plan, che definisce il progetto di gestione del territorio fino al 2030, con al centro il verde pubblico». Lo slogan di FSC è ‘Forests For All Forever’, Foreste per tutti e per sempre. 

A Milano sta per nascere un bosco che persegue questo obiettivo. 2mila piante, tra alberi e arbusti da frutto che potranno essere adottati dai cittadini. Sarà una Food Forest e nascerà ad ottobre al Parco Nord di Milano, con la missione di fornire alla città un bosco edibile, per preservare la biodiversità del territorio e educare a una alimentare che tenga in considerazione i frutti della regione. Per finanziare l’iniziativa è stata avviata una campagna di adozione delle piante sul sito di crowdfunding Wownature.eu: chi contribuisce alla raccolta fondi potrà partecipare alle operazioni di messa a terra e attraverso le coordinate GPS comunicate dopo la donazione potrà sapere dove si trova l’albero che ha contribuito a piantare. Le specie che popoleranno l’area saranno l’acero, il biancospino, il carpino, il frassino, il melo selvatico, il nocciolo, la rosa canina, la sanguinella, la quercia e il tiglio. Lucio Brotto ideatore dell’iniziativa spiega: «Gli alberi che sono stati scelti producono bacche, fiori, gemme e frutti che possono essere utilizzati in cucina, ma anche dagli animali. La quercia, ad esempio, dà frutti a circa 50 specie. Usiamo solo piante del territorio, al posto della robinia impiegheremo l’acero campestre o il tiglio, che sono utili per la produzione di miele e la preservazione delle api. Una food forest è una tecnica che simula un ecosistema boschivo coltivando l’area su più strati: erbaceo, arbustivo e arboreo. Al primo piano ci sono gli alberi da frutto, mentre ai piani inferiori ci sono arbusti di bacche commestibili, piante perenni e annuali in modo da realizzare un ecosistema che sia in grado di raggiungere un’alta produzione, ma sostenibile, di frutti con una bassa manutenzione».

FOOD FOREST

Una volta piantate in circa quattro anni il 100 percento delle specie inizierà a produrre bacche e frutti. Non si potranno cogliere, come regolamento del parco, ma l’idea è quella di organizzare giornate dedicate alla raccolta i frutti. Fin da subito ci saranno pannelli informativi che spiegheranno le specie messe a dimora nel parco con un QR code si potrà conoscereil loro utilizzo in cucina. A contribuire economicamente all’iniziativa c’è anche la catena di ristorazione That’s Vapore. Ogni sabato, a partire da luglio, per ogni piatto vegetariano consumato nei ristoranti o ordinato tramite delivery, la catena destinerà il 50 percento del guadagno alla Food Forest, attraverso questa iniziativa, ‘Green Saturdays’.

THAT’S VAPORE- GREEN SATURDAYS

A progettare la foresta è stata Etifor, un’azienda nata da ex studenti dell’Università di Padova che offre consulenza a enti e aziende per favorire la valorizzazione dei servizi e dei prodotti dei boschi e della natura. I professionisti di Etifor lavorano per potenziare i benefici economici, ambientali e sociali di politiche, progetti e investimenti, attraverso la scienza applicata, l’innovazione e la buona governance. «È nata perché avevamo un senso di responsabilità, volevamo ripristinare l’equilibro tra uomo e natura, – racconta Lucio Brotto tra i fondatori di Etifor – non solo nelle aree vicino a noi, ma in tutte quelle aree dove la deforestazione mette a rischio il patrimonio boschivo». Quella di Milano non è la prima Food Forest creata in Italia, sulle pendici dell’Etna da 10 anni esiste Saja. Qui un gruppo di agricoltori catanesi ha deciso di dare vita alla prima foresta edibile in Italia. Le specie sono molto diverse da quelle che verranno piantate al Parco Nord, perché il clima, quasi africano, lo permette. Già da cinque anni i produttori commercializzano i prodotti della foresta, dagli agrumi tipici della Sicilia alla Noce Pecan, tipica del Nord America e ricca di antiossidanti.

Agli enti che vogliono lavorare con Etifor, l’azienda chiede di rispettare gli standard per le foreste FSC e di seguire un loro approccio, definito MARC: per accompagnare persone ed organizzazioni lungo un percorso di responsabilità ambientale e sociale, un tragitto non semplice e che richiede impegno. MARC è un acronimo e la ‘M’sta per Measure, cioè misurare. Etifor aiuta a misurare la carbon footprint, cioè la CO2 equivalente al totale delle emissioni di gas ad effetto serra prodotte dalla società. La ‘A’ di Avoid, evitare, si concretizza nel ridurre gli impatti connessi alle attività seguendo l’Etifor Climate-Positive List, una raccolta di misure e pratiche di sostenibilità ambientale internazionali creata e aggiornata da Etifor. La ‘R’ di Risk, vuol dire eliminare o riduci i rischi del cambiamento climatico. Siccità, esondazioni, regolamenti più stringenti, rischi di reputazione possono rappresentare un rischio per prodotti, servizi e attività. Etifor sostiene le aziende a capire quali rischi possono affrontare e come ridurli o eliminarli. La ‘C’ sintetizza Communicate, comunicare. Gli esperti di Etifor seguono le società definire un obiettivo in linea con i loro valori e le loro possibilità, come essere climate neutral entro il 2030 e raccontare l’intero percorso intrapreso ai cittadini.Per Brotto: «La potenza dell’Italia è nella biodiversità. Si trova sempre una specie che si adatta ad un determinato territorio. Dobbiamo avere il coraggio di piantare foreste, ma si deve anche manutenerle. Nel nostro Paese ci sono 10milioni di ettari di aree boschive, che dagli anni 50 sono raddoppiate, principalmente per abbandono. A lungo termine questo processo è pericoloso perché in queste aree possono verificarsi incendi o frane».

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