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Pubblico vs privato: chi curerà le nuove aree verdi di Milano?

A Milano, parchi e alberi aumenteranno: oggi sono curati da un consorzio incaricato dal Comune, ma occorre rafforzare la collaborazione con le aziende e con i cittadini

Nei prossimi dieci anni la gestione e la manutenzione del verde pubblico di Milano farà i conti con un l’aumento di parchi, giardini e aree riforestate sull’onda dei progetti avvallati dall’amministrazione comunale (tra questi molti progetti, ForestaMI e i tre milioni di alberi entro il 2030). Arriveranno venti nuovi parchi, e un altro parco circolare attorno alla città andrà a connettere superfici verdi già esistenti come il Parco Nord e il Parco Agricolo Sud.  Ai numeri di questa rivoluzione è stata riservata enfasi, mentre è stato poco affrontato l’argomento della cura del verde in più. 

Quasi 18 dei 24 milioni di metri quadri di verde sul territorio comunale milanese sono gestiti con la forma contrattuale del global service, un’esternalizzazione delle attività di manutenzione tramite un appalto indetto dal Comune. Al contrario di quanto avveniva fino ai primi anni Duemila, con i singoli municipi che affidavano a differenti operatori i lavori nelle proprie zone, la modalità attualmente attiva ha permesso a Palazzo Marino di controllare e interfacciarsi con un solo operatore. Si è passati da un appalto a misura a uno basato sulla qualità. Oggi le imprese coinvolte sono chiamate a mantenere determinati standard nella cura dei parchi e nei giardini anziché essere retribuite solo per effettuare interventi prefissati. «Una volta si diceva: ‘dobbiamo fare dieci tagli, ti pago i dieci tagli’. Nell’appalto global: ‘devi mantenere l’erba alta cinque centimetri piuttosto che quindici in determinate zone e io ti controllo’», spiega Federico Simone, perito agrario e responsabile delle alberature per dieci anni di Coges, l’ex consorzio affidatario dell’appalto a Milano. Dall’aprile 2017, la manutenzione del verde di Milano – fatta eccezione per le attività di pulizia che competono ad Amsa – è in mano al consorzio Miami (Manutenzione Integrata Ambientale Milano), società consortile guidata da AVR S.p.A che ha ottenuto un contratto di tre anni dal valore di 40 milioni di euro. Questa modalità di gestione ha portato miglioramenti: «Il numero di interventi spesso non ha limite. Sono aumentati in tutti i campi. Il numero di tagli è cresciuto. Oltre al verde c’è stata anche la manutenzione degli arredi urbani che una volta venivano gestiti diversamente. Al global service sono state date le chiavi dei giardini, sostanzialmente. Il Comune ha avuto una funzione di controllo sugli interventi con un sistema di penalizzazione per lavori non eseguiti, eseguiti in ritardo o non conformi allo standard fissato. Con questo meccanismo, si ha un ottimo monitoraggio sull’operato delle aziende». 

VISTA DALLA BIBLIOTECA DEGLI ALBERI, MILANO. PH. RICCARDO PICCARDI
VISTA DALLA BIBLIOTECA DEGLI ALBERI, MILANO. PH. RICCARDO PICCARDI

Questo sistema reggerà di fronte all’incremento di parchi, giardini e alberature? Parla Fiorella Castellucchio, vicepresidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali di Milano: «Le amministrazioni hanno pochi finanziamenti. La maggior parte degli investimenti è fatta proprio sulla realizzazione delle aree». Sul tema della scarsità di risorse economiche per il settore, le fa eco Simone: «Rispetto ad altre città europee l’investimento in euro a metro quadro è ancora piuttosto basso e non permette di fare molte cose». Secondo dati del 2016, disponibili sul sito del Comune, era di poco più di un euro (1,01) per metro quadro per una spesa annuale per la manutenzione ordinaria di poco superiore ai 17.500.000 euro e una spesa annuale per la manutenzione straordinaria di 2.414.000 euro. «Per ora l’investimento è sempre stato adeguato al mantenimento di quello che c’è – precisa Simone. «Probabilmente incrementando gli investimenti si potrebbe cercare di aumentare la qualità ulteriormente».

Le eventuali difficoltà derivanti da un patrimonio verde più esteso, in particolare la carenza di risorse economiche nelle casse pubbliche, potrebbero richiedere lo studio di nuovi schemi di gestione. Una strada è quella di una più stretta collaborazione tra amministrazione comunale, aziende e cittadini attraverso dei patti per la presa in carico di singole zone. A Milano il coinvolgimento di abitanti e imprenditori nella cura di aiuole e porzioni di verde esiste già. Da oltre vent’anni sono attive forme di sponsorizzazione rivolte alle aziende per realizzare e mantenere uno spazio verde pubblico in cambio della possibilità di esporre un cartello con il proprio logo. Il Comune ha deciso di introdurre rapporti contrattuali più semplici – la collaborazione tecnica – per allargare questa possibilità anche ai soggetti non interessati alla pubblicità, ma desiderosi di dare un contributo gratuito. 

Nel 2012, con la pubblicazione di un Avviso Pubblico permanente e tutt’ora vigente, i contratti di sponsorizzazione e collaborazione dell’iniziativa Cura e adotta il verde pubblico sono stati formalizzati. I soggetti interessati (aziende, negozi, associazioni o cittadini) possono presentare un progetto all’Area Verde, Agricoltura e Arredo Urbano e, in caso di approvazione, ottenere l’assegnazione dello spazio richiesto da uno a cinque anni per la collaborazione tecnica e da uno a tre anni per la sponsorizzazione tecnica. Dal 2007 al 2019 i patti siglati sono passati da 120 a 540. Tra questi interventi si contano lavori di vera e propria riqualificazione ad opera di realtà commerciali – come quello di Luxottica nell’area compresa tra Foro Buonaparte, via San Nicolao e via Carducci in piazzale Cadorna, nei pressi della sua sede. Anche operazioni di abbellimento delle vie della città da parte di gruppi di condòmini, ad esempio via Washington, dove i residenti si prendono cura delle aiuole sui marciapiedi nel rispetto delle linee guida comunali. Nel 2020 ne sono stati stretti 552 di cui 465 di collaborazione tecnica e 87 contratti di sponsorizzazione tecnica per una superficie complessiva di 321.733,13 metri quadri (228.519,70 metri quadri di collaborazioni tecniche e 93.213,43 metri quadri di sponsorizzazioni tecniche). 

Per i venti nuovi parchi che sorgeranno entro il 2030, l’Amministrazione vuole stringere collaborazioni con i privati, per contenere le spese e concentrare le risorse sulle aree per cui è difficile trovare partner e investitori. Va in questo senso l’affidamento a Coima della manutenzione del Parco Biblioteca degli Alberi con un contratto di dieci anni avvenuta nel 2019.  «Potrebbe funzionare – commenta Simone –, ma il Comune deve mantenere il controllo. Quando un privato prende in gestione un’area verde, che sia grande o piccola, deve sottostare alle regole». Negli ultimi anni si è data importanza al potenziamento delle informazioni presenti sul sito istituzionale e a pubblicizzare questa forma di collaborazione durante lo svolgimento di eventi sul tema del verde, come Milano Green Week e Cortilia. 

GIARDINO SUL ROOFTOP DI UN GRATTACIELO DI NEW YORK
GIARDINO SUL ROOFTOP DI UN GRATTACIELO DI NEW YORK

Quella del Parco Biblioteca degli Alberi potrebbe essere una strada da seguire. In questo caso il coinvolgimento del privato parte da lontano. Coima è il colosso del settore immobiliare che si è occupato della rigenerazione di tutta la zona di Porta Nuova. La realizzazione e la presa in carico dell’area verde nel cuore del capoluogo è stata «il biglietto di visita di tutto l’intervento di riqualificazione urbanistica dei dintorni. Per garantire qualità a quell’intervento ha preferito prendere in mano la gestione di questo parco», spiega Eugenio Morello, professore di Design urbano al Politecnico di Milano. L’intervento di Coima, sostiene Morello, ricalca uno schema diffuso nei masterplan di rigenerazione dell’area urbana milanese degli ultimi anni: «Il piano prevede sempre un parco e poi dell’edilizia attorno».  È avvenuto a City Life, accadrà anche negli ex scali ferroviari come quello di Farini, o all’ex caserma Perrucchetti a Baggio. Un modo per ottenere un risparmio grazie alla conversione degli oneri di urbanizzazione in interventi di interesse pubblico, ma anche di rafforzare la propria immagine tra i cittadini. Lo stesso percorso potrebbe essere seguito anche in futuro: chi realizza l’area verde pubblica, la gestisce in prima persona. «È possibile che si chiederà alle cordate che si occuperanno di sviluppare questi piani urbanistici di adottare lo stesso sistema», riflette il docente. 

Per portare i privati a occuparsi di aree verdi già esistenti la via è quella di fare leva sulla responsabilità sociale d’impresa. La volontà di restituire qualcosa ai dipendenti e alle comunità in cui operano occupandosi dell’ambiente è sempre più diffusa tra le aziende. Il problema è che spesso queste iniziative avvengono in paesi lontani. «Il messaggio – suggerisce Morello – deve essere: investite a livello locale per migliorare la qualità ambientale qui. Bisogna cercare di migliorare la qualità dell’ambiente in cui viviamo, in cui i lavoratori delle aziende sono presenti». 

WEB 2019 Area Metropolitana Milano
MILANO E LA SUA AREA METROPOLITANA

In questa direzione va il progetto del Parco Gli Orti di Siemens, area verde tra Precotto e il Quartiere Adriano che la filiale milanese della multinazionale tedesca ha realizzato riqualificando un’area in disuso nei pressi della sua sede. Uno spazio privato di quasi 25mila metri quadri dove i dipendenti dell’azienda e le loro famiglie possono rilassarsi, fare sport e curare gli orti durante la settimana lavorativa e nei weekend. «Abbiamo avuto diversi casi di aziende che hanno preso delle aree e hanno creato degli spazi verdi per i propri lavoratori», riferisce Pierpaolo Tagliola, direttore tecnico di AG&P Greenscape, lo studio di progettazione di giardini che ha realizzato il parco di Siemens. «Aree dove fino a pochi anni fa sarebbero sorti dei parcheggi oppure che sarebbero rimaste inutilizzate perché troppo costose per essere riqualificate». 

Per aumentare il contributo delle aziende nella manutenzione del verde pubblico non esiste modalità di ingaggio migliore delle altre secondo Tagliola: «Bisogna interfacciarsi con la parte amministrativa della gestione comunale, un compito che bisogna trovare il modo di affrontare». Al Parco Nord, ad esempio, i privati possono offrirsi per regalare e piantare alberi in aree già individuate e predisposte, come fatto a ottobre 2019 da Gucci nell’ambito di ForestaMi. 

La mancanza di una strategia già collaudata lascia spazio agli esperimenti. Come forme ibride di gestione che mettano insieme aziende e cittadini. «Così come ci sono iniziative di pulizia dell’ambiente, le società private potrebbero coinvolgere associazioni o gruppi di persone nella gestione dei parchi e giardini in prossimità delle loro sedi», lancia uno spunto Morello. A pesare sul sistema di manutenzione sarà anche il tipo di verde scelto per le nuove aree: una tipologia più spontanea non richiederebbe le stesse cure di un parco particolare come la Biblioteca degli Alberi.In questo contesto ancora in evoluzione sta lavorando anche Clever Cities, progetto cofinanziato dai fondi europei per l’innovazione del programma Horizon 2020 che vede Milano tra i centri urbani protagonisti insieme a Londra e ad Amburgo. Tra i suoi obbiettivi, oltre alla sperimentazione di infrastrutture verdi e soluzioni naturalistiche innovative in città, anche la ricerca di strategie di co-manutenzione con i cittadini. «I cittadini partecipano alla cura del verde se vengono coinvolti fin dall’inizio», spiega il professor Morello, che sta seguendo il progetto in prima persona.

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