MAREMMA ITALIA – MARTIN ZANGERL
TESTO
IMMAGINE DI APERTURA

Cannabis, Canapa – utilizzi della pianta: un laboratorio e una permacultura in Maremma

L’estrazione a freddo e senza solventi chimici concentra le proprietà curative della resina – il progetto di Ambra, tra coltivazione biologica, germinazione controllata ed estrazione del principio attivo

Ambra è un laboratorio di ricerca che estrae meccanicamente e senza l’uso di solventi chimici il principio attivo dai fiori di cannabis sativa. Il progetto comincia da una permacultura nel cuore della Maremma toscana. «Dieci anni di ricerche per trovare la tecnica e il metodo di estrazione che mantenesse le qualità della pianta», racconta Edoardo Alfinito, amministratore delegato di Ambra e farmacista. «Non riuscivo a capire come l’autorità accademica e le istituzioni non approfondissero quella che potrebbe essere una rivoluzione terapeutica pari a quella della penicillina», spiega Alfinito. Dal 2015 la legge italiana consente la coltivazione della canapa per la produzione di medicinali fitoterapici, sostanze e preparazioni vegetali. 

Dal fusto della canapa sativa si ottiene un sostituto del legno, dalla sua cellulosa si ricava la carta e si realizzano materiali biodegradabili simili alla plastica. Dalle fibre della pianta si realizzano tessuti. I semi, altamente proteici, sono usati nell’alimentare sotto forma di farina, l’olio che se ne ricava rinforza il sistema immunitario ed è un alleato contro il colesterolo. La biomassa di canapa può essere utilizzata anche come combustibile. La resina che si ottiene dall’estrazione delle foglie può essere usata nella terapia del dolore cronico, come anticitosico e antiemetico, favorisce l’appetito, riduce la pressione introculare nel glaucoma, è antiossidante, antinfiammatorio e neuroprotettivo. Il cannabidiolo (CBD) è l’elemento attivo non psicotropo presente nella cannabis sativa da cui derivano i benefici. Il cervello umano ha un sistema endocannabinoide costituito da recettori specifici che interagiscono con questa sostanza in maniera naturale. Il sistema endocannabinoide si attiva in condizioni di piacere e stimola il sistema immunitario: il CBD va a stimolare i recettori che, in alcuni casi, potrebbero non funzionare correttamente riequilibrando l’organismo. I prodotti in commercio a base di CBD hanno diverse concentrazioni di principio attivo. 

«Esistono prodotti sul mercato con una concentrazione del cinque, quindici, venti, fino al cinquanta percento di CBD. Si pensa che maggiore sia la concentrazione, maggiore saranno gli effetti, ma non è corretto. La sostanza isolata in maniera sintetica infatti non ha elevati valori terapeutici, circa il trenta percento (un effetto placebo)», spiega Alfinito: «La natura è la migliore tecnologia esistente che compone in maniera armonica tutti gli elementi necessari per produrre un risultato. Per questo noi di Ambra cerchiamo di mantenere le qualità naturali dell’estratto in tutte le sue componenti. La purezza della concentrazione del principio attivo si misura nell’indice di frattalità: una forma geometrica naturale che si rivede in tanti elementi fisici. Dalla conchiglia su cui si basa la sezione aurea di Fibonacci alla struttura del cavolo romano, fino alle galassie». 

Attraverso il droplet evaporation method utilizzato in laboratorio da Ambra, una goccia di estratto di cannabis viene analizzata su una lamina a una temperatura di zero assoluto. Questa si ghiaccia e costituisce una forma che vista al microscopio è frattale (come per un fiocco di neve, continua a rigenerare la stessa forma ndr). Più l’indice di frattalità è alto, maggiore sarà la purezza dell’estratto e di conseguenza tutta la filiera di coltivazione della pianta. Le produzioni Ambra hanno una concentrazione di CBD che arriva ad un massimo di 3,2 percento (il doppio della sezione aurea di 1,6). «Vista la purezza del nostro estratto, non è necessario superare questa concentrazione». L’estrazione chimica del CBD prevede, a esempio, l’uso di etanolo. «Se io uso l’alcool per trattare un estratto naturale perdo tutta la carica microrganica essenziale», spiega Alfinito. «In questi anni abbiamo fatto prove su quali solventi servissero per mantenere intatto il fitocomplesso ma gli effetti positivi sulle terapie non superavano di molto l’effetto placebo, si arrivava al quaranta percento».

CAMPI DI COLTIVAZIONE DELLA CANAPA, MAREMMA

L’estrazione viene effettuata a freddo, gli ambienti di laboratorio sono a una temperatura di cinque, sei gradi. «La pianta è lavorata fresca quando è appena tagliata o dopo un periodo di stagionatura (concia) in cui la pianta viene essiccata. Le infiorescenze sono congelate a -80° gradi, poi attraverso la suddivisione meccanica dei tricomi (ghiandole contenenti la resina con i fitocannabinoibi e i fitoterpeni che si vogliono estrarre) resi turgidi dalla temperatura, si ricava una sorta di polline. Questo, filtrato e poi pressato a una temperatura di 60° gradi, diventa una resina ambrata. Da qui anche il nome dell’azienda: Ambra». La resina è poi miscelata con varie matrici secondo le richieste della clientela (olio di oliva, olio di cocco, creme cosmetiche o profumi). Ambra punta a lavorare soprattutto per conto terzi, garantendo analisi precise e purezza della materia estratta.

La sede operativa di Ambra si trova nel Medicinal Research Center del Toscana Life Science di Siena, un contesto di eccellenza scientifico che lavora in collaborazione con le Università e con la Società Italiana per la Canapa Medica (Sicam), società scientifica fondata nel 2017 da un gruppo di esperti (medici, farmacisti, aziende agricole e agronomi) che supporta la ricerca sulla cannabis terapeutica e si occupa della formazione e divulgazione sull’argomento. 

«Il Toscana Life Science è tra le prime strutture per innovazione in Europa e Ambra punta a diventare uno dei quindici player del continente dedicato alla trasformazione della cannabis». Si tratta di una realtà dinamica in cui convivono diversi laboratori (dalla genomica al controllo della qualità e alle analisi quantitative sui materiali pesanti). È una rete in cui si inserisce anche Ambra come società benefit. «Significa che consideriamo l’impresa come un sistema vivente. Come una rete di condivisione, un cerchio che non ha solo l’obiettivo di vendere per creare valore ma esattamente il contrario: fare valore per poi vendere. È un cambio di paradigma che non deve essere inteso come opposto all’industria, ma prevede una logica fondamentale: il rispetto della natura». Questo vale sia per il laboratorio di analisi e trasformazione, sia per la coltivazione in Maremma. Tutto quello che si consuma o usa deve portare valore. Per questo i consumi energetici all’interno del TLS sono ridotti al minimo e integrati con energia solare. Grazie all’estrazione senza solventi non ci sono scarti chimici, mentre le emissioni di CO2 sono calcolate e poi reintegrate attraverso la Ambra farm, dove sono piantati alberi. Solo nel 2019, per questo motivo, è stato piantato mezzo ettaro di bosco. 

Le terre di Ambra si estendono per sedici ettari e si trovano a Cupi, accanto al parco naturale dell’Uccellina, tra un’oasi protetta del WWF e un bosco fitto. La biodiversità della coltivazione è assicurata dall’assenza di pesticidi o prodotti fertilizzanti e dalla presenza di tante specie vegetali e animali diverse che collaborano sinergicamente al benessere dell’ambiente. I terreni sono coltivati a biologico e fertilizzati naturalmente attraverso il microbioma vegetale. La semina e la germinatura sono fatte in serra perché al primo stadio della crescita le piante sono delicate. Prima che raggiungano la misura ideale per la coltivazione nel terreno (dieci, quindici centimetri) si effettua il sex test della pianta. Ambra utilizza solo le piante femmine perché producono più resina. 

«Si pianta a marzo, a fine giugno si mettono le piante nel campo, a fine settembre circa si fa la raccolta. Il resto dell’anno si prepara naturalmente il suolo. La canapa è coltivata in modo da favorire lo sviluppo orizzontale della pianta. I fiori vengono raccolti e il fusto (da cui non si ricava l’estratto) si usa come un sostegno ligneo per far crescere le piante successive. Non abbiamo ancora trovato nessuna azienda interessata a ritirare i fusti per il mondo del tessile». Per le radici, Ambra sta eseguendo dei test tossicologici per provare a realizzare dei succhi a base di cannabis. 

Solo il dieci percento dei terrenti toscani di Ambra sono coltivati e destinati al laboratorio per l’estrazione. Con l’azienda collaborano, ad oggi, altre quarantaquattro strutture agricole. «Quest’anno abbiamo triplicato il coltivo. Le realtà agricole interessate al nostro progetto e che condividono la nostra sensibilità sono sparse per tutto il territorio italiano. Siamo fortunati a vivere in un Paese con un territorio così diverso e fertile per la coltivazione». Ogni regione italiana ha caratteristiche e clima propri, per questo Ambra sta cercando la combinazione tra varietà di pianta e terreno coltivabile per continuare ad estrarre fitocomplessi puri. Al momento, la risposta terapeutica dell’estratto Ambra è del novantacinque percento.

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