GIARDINI BOBOLI, FIRENZE – ARTHUR PECK COLLECTION
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13mila alberi piantati e 20mila programmati: per Milano il caso studio di Firenze

Finanziamenti per la piantumazione, alberi donati da privati, uno Smart City Planning per definire il verde, il supporto di Gucci e la riqualificazione della Manifattura Tabacchi

Nel 2021 è prevista l’apertura del Giardino Segreto delle Camelie, attiguo a palazzo Pitti. Creato per mettere in comunicazione gli appartamenti privati del principe Mattias de’ Medici con il Giardino di Boboli, fu usato anche dal principe cardinale Giovan Carlo, collezionista di fiori. La collezione di camelie di Boboli comprende circa 66 cultivars, quasi tutte della specie Camelia japonica e risalgono agli inizi dell’800. Il progetto Primavera di Boboli ha previsto la donazione da parte di Gucci di 2 milioni di euro destinati a una serie di interventi nel giardino di Palazzo Pitti, dichiarato patrimonio Unesco nel 2013. Oltre al consolidamento di terreni ed al rifacimento di viali e sentieri, ha permesso l’apertura permanente al pubblico del giardino e delle serre della Botanica Superiore, uno dei pochi esempi di verde in stile romantico dell’Oltrarno, che ospita nel suo ettaro di estensione varietà di piante acquatiche, tropicali e subtropicali.

«Il secondo mandato del sindaco di Firenze Dario Nardella – parla l’assessore alla cultura, moda e design del Comune di Firenze Tommaso Sacchi – si caratterizzerà sul tema del verde e della vitalità culturale. Nello scorso mandato sono stati piantati 13 mila nuovi alberi e per i prossimi anni l’obiettivo è arrivare a 20 mila nuove piante». Possono sembrare numeri esigui rispetto a quelli in ballo a Milano, dove si parla di 3 milioni di alberi da piantare nei prossimi tre anni, ma la realtà di Firenze è più ristretta, in senso fisico ed orografico. Non si tratta solo di un rapporto fra le superfici di estensione dei comuni – circa 100 chilometri quadrati per Firenze, contro i 180 circa per Milano. Vanno considerate le aree effettivamente utili per l’imboschimento, tenendo anche conto delle naturali aree verdi, per le quali si sta lavorando verso la tutela, che già circondano la città. L’espansione del centro cittadino è stata limitata da un anello di colline, puntellate di piccoli borghi, in cui si sviluppa lo scenario paesaggisticamente definito città-campagna. Nelle aree urbanizzate l’apporto verde è dato dal vasto parco delle Cascine, che segue l’andamento a Nord del fiume Arno, e dai giardini di pertinenza di palazzi nobiliari, spesso privati e non accessibili al pubblico.

GIARDINI BOBOLI, FIRENZE – ARTHUR PECK COLLECTION
GIARDINI BOBOLI, FIRENZE – ARTHUR PECK COLLECTION

L’amministrazione ha aperto il suo secondo mandato con il piano Firenze verde ed ecosostenibile, ispirato dagli studi del neurobiologo Stefano Mancuso, consigliere speciale all’Ambiente del primo cittadino. Il programma prevede la creazione di pareti verdi, piantumazioni e orti urbani diffusi sull’intera area urbana. «Il 70% dell’anidride carbonica è prodotta nel 2% del territorio mondiale, ovvero le città – continua Sacchi. – Le metropoli che provano ad affrontare il problema stanno progettando delle immissioni di verde nelle città, che traducono l’idea di foresta urbana, dando vita a un sistema di ‘spugne’ capaci di assorbire gli inquinanti, migliorando l’efficienza energetica delle aree costruite e i parametri che stabiliscono il benessere psicofisico della popolazione che le abita. Questo tema ritorna nel programma elettorale di Nardella. Cambierà il modo di vivere, andranno incluse più piante nella progettazione urbanistica, fino a rendere più labile il confine fra verde e città costruita».

La frontiera della non accessibilità rappresenta un limite sentito dai cittadini, che porta a frequenti richieste di potenziamento delle aree verdi pubbliche. Firenze+Verde è un portale nato dall’aggregazione di cittadini sensibili elle tematiche ambientali, per avanzare dal basso proposte di collaborazione con le amministrazioni locali, rafforzando trasversalmente le politiche di sostenibilità, l’educazione permanente e la partecipazione attiva. La forestazione urbana può rappresentare una possibilità per lo sviluppo di Firenze, e più in generale dei grandi centri urbani. Un rischio che si corre è che si trasformi in uno degli slogan che infarciscono spesso i vocabolari politici. «Firenze è una realtà che valorizzare la ricerca scientifica, naturalistica, energetica ed architettonica, in grado di generare applicazioni urbane ad alto impatto di sostenibilità ambientale. Si pensi ai giardini all’italiana del Rinascimento: sono stati forse dettati meno da un’esigenza scientifica e di salute della città, ma hanno avviato una rivoluzione nel concepire i paesaggi urbani della nostra penisola».

Il piano Firenze verde ed ecosostenibile prevede una partecipazione di cittadini, imprese e professionisti. Si tratta di forme nuove di attuazione, per le quali instaurare nuove politiche. È opportuno individuare dalla gestione iniziale gli strumenti economici utili all’attuazione. «Si può ricorrere al potenziamento di misure come quella definita ‘Bonus verde’, confermata anche per il 2020. Consiste in una detrazione Irpef del 36% su diverse tipologie di intervento per la riqualificazione di aree a verde private, comprese la costruzione di barriere di separazione verdi, il miglioramento degli impianti di irrigazione o la costruzione di pozzi. Tali agevolazioni sono anche sulle spese di progettazione e manutenzione, spesso onerose. Il tutto con un tetto di circa 5000 €, il che significa andare a lavorare proprio sui piccoli interventi dei privati, che sono i più numerosi. Sono le prime attuazioni del piano europeo Green New Deal, che spinge in questa direzione». Tra i piccoli interventi possibili, si può citare l’iniziativa del Comune di Firenze Dona un albero. «Permette di dedicare a una persona una nuova piantumazione sull’apposita piattaforma online. Sono già stati donati 600 alberi da privati a partire da novembre scorso». 

IGOR MITORAJ, TINDARO SCREPOLATO, 1998. PH. MATTEO MAMMOLI
IGOR MITORAJ, TINDARO SCREPOLATO, 1998. PH. MATTEO MAMMOLI

«Un tema attuale è quello della periferia, passaggio fra ciò che dovrebbe essere costruito e ciò che dovrebbe essere paesaggio naturale. Questo è un punto del progetto Firenze Smart City, che dà delle linee guida fino al 2030 sia sull’espansione, sia sul collegamento fra le sue varie parti e di conseguenza su infrastrutture e servizi. Si attua mediante lo Smart City Planning. Uno strumento di programmazione che offre una visione coordinata della vita urbana dal punto di vista architettonico e urbanistico, ma anche dell’efficienza energetica e della sostenibilità ambientale, mettendo al centro la dimensione sociale della convivenza civile». L’educazione a un uso attento delle risorse di un contesto urbano può passare tramite la programmazione culturale. «A Firenze è cambiata in pochi anni la geografia degli spazi culturali cittadini, aperti o recuperati (in media 3,5 all’anno dal 2014). Fra questi, un progetto chiave per l’intera città è la riqualificazione di Manifattura Tabacchi». 

Il grande ex-complesso industriale (circa 10000 metri quadrati), dismesso dal 2001, è un esempio di architettura razionalista. Grazie a un intervento pubblico-privato, ospiterà scuole (tra cui una nuova sede del Polimoda), alloggi per studenti, spazi per l’arte contemporanea, negozi e ristoranti, un hotel e residenze. Fra i vari interventi, nei quali è coinvolto anche Stefano Mancuso, sono state create delle ‘fabbrica dell’aria’, ovvero cilindri verdi naturali che aspirano l’aria ricca di anidride carbonica, la filtrano e la restituiscono depurata. «Un’invenzione che mostra, tramite i dati raccolti dallo scienziato, come l’agente purificante dei corpi vegetali sia un depurante di immediata verificabilità. L’intera Manifattura è un esempio di centro polifunzionale all’interno di una città, offrendo spazi per l’arte, per la produzione, per la piccola manifattura artigianale, fino ad arrivare a spazi per il verde. Proprio in questi giorni si inaugura un nuovo assetto green del cortile centrale, mediante un nuovo giardino. Oggi c’è la consapevolezza che la piantagione di un bosco è un evento culturale, atto puro e colto di intervento sullo spazio pubblico, e ciò non sarebbe mai stato considerato tale qualche anno fa».

L’assessore Sacchi ha collaborato come responsabile della Comunicazione e delle pubbliche relazioni per Studio Boeri. «Si tratta di un sistema di informazioni, di cui sintetizzare alcuni punti chiave: l’ambizione di creare foreste in città, o ancor meglio città-foresta; la riflessione sul policentrismo come risultato del sistema dei borghi italiani e delle cinture che li circondano, le cosiddette aree interne; la presa di coscienza della vasta biodiversità presente sul territorio italiano. Seguire la comunicazione del Bosco verticale significa aver lavorato ad un tassello del panorama allo stesso tempo architettonico, paesaggistico e culturale della città di Milano».

Nel febbraio 2019 Boeri e Mancuso hanno presentato assieme il Piano operativo per la città di Prato, che prosegue la linea operativa iniziata a Firenze, un modello in Toscana. La frontiera sui quali entrambi stanno lavorando è quella di una forestazione urbana necessaria non solo alla maggiore vivibilità e fruizione degli spazi verdi, ma anche alla regolazione climatica, legandosi dunque al tema dell’uso (e del riuso) intelligente delle risorse energetiche. 

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