VISTA DA UN'ANDANA, MAREMMA
TESTO
IMMAGINE DI APERTURA

Le andane della Toscana – simboli di pace a difesa delle paludi, via di accesso a una casa elegante

Pini marittimi e cipressi, ad alternanza armonica come una scala di pianoforte – i diesis sono cespugli, i bemolli suonano come i versi delle maremmane alzando le corna al cielo

In italiano, la parola andana indica uno spazio tra due file – tra due filari di alberi, due filari di botti o di casse. Andana significa passaggio, un corridoio che porta da uno spazio o un altro. La Treccani trova un’andana a Milano, tra i treni fermi ai binari della Stazione Centrale, nel porto di Livorno, tra le barche ormeggiate in andana, perpendicolari alla banchina, affiancate. In sintesi, andana significa una via protetta, difesa contro intemperie e avversità.

In Toscana, più sud di Livorno, in Maremma. Le Andane collegano le case padronali e le cascine alle strade di passaggio provinciale: storicamente, attraversavano le paludi che si estendevano lungo la costa, tra le spiagge e le colline. Acquitrini, spesso infestati, prima di bonifiche non solo fasciste, qui già rinascimentali. I fanghi avrebbero lasciato luogo a terre fertili in eterno: oggi luogo di vigne toscane che vogliono terreni drenati, campi di girasoli che la sera posano il capo con fare triste, vacche di velluto che nessuno osa uccidere, bianche o del colore del rame.

Le andane sono segni toscani, disegni lineari che segnano poesie e letterature. Il dominio dei Medici lasciò il passo a quello dei Lorena, scesi dall’impero Austriaco: in un angolo all’ombra lunga di un tramonto oltre al promontorio di Castiglion della Pescaia, prese dimore il granduca Leopoldo II nell’Ottocento. Una casa dal rigore fiorentino, sull’elmo di una collina che poi procede in altopiano, quindi a valle su colli più irti, cosparsi di ulivi – è oggi la Tenuta dell’Andana che prende il nome dal corridoio nobile e verde di qui sopra. L’albergo appartiene alla famiglia Moretti, guidato dalla signora Carmen – tra energia e una cascata di riccioli biondi alla maniera moderna di un Botticelli rivisto. Insieme all’Andana qui in Toscana, Carmen Moretti dirige l’Albereta a contraltare in Franciacorta, sulle sponde del lago di Iseo. Imprenditoria famigliare e alberghiera che racconta l’abilità italiana all’accoglienza e al saper vivere: quei luoghi dove chi arriva da luoghi distanti ritrova nei propri desideri un viaggio nel giardino del mondo che è l’Italia, cercando la memoria oltre le righe di un diario o di un galateo.

Il settore alberghiero è oggi in attenzione per la nostra economia: gestioni ereditarie possono interagire con il territorio e con le persone che il territorio lo vivono e lo rendono vivo; proprietari terrieri, di immobili, attività e aziende agricole riescono a sintetizzare in una camera da letto, in un salotto davanti al camino, la responsabilità che portano dando lavoro agli abitanti della zona, accogliendo gli ospiti stranieri. Come la moda, il settore alberghiero è la migliore immagine che l’Italia riesce a dare di se stessa – ma se la moda diventa globale rischiando di perdere la definizione di lusso, l’albergo riesce a ritrovare nella sua peculiarità locale, l’unicità su cui il lusso vuole ancora valorizzarsi.

Vorremmo percorrere tutte le strade di Italia come fossero andane – e forse questo possa essere un invito alla signora Moretti a regalarci altre andane, lungo tutte i confini delle sue proprietà – per l’intanto, noi posteggiamo la macchina sotto le sue pergole. Tra i piedi, c’è ancora la sabbia dopo il bagno in mare sulle suole di paglia. I capelli biondi arricciati dal sale, una scappottabile per una canzone italiana. Una scalinata porta alla veranda che collega la casa ducale al corpo della piscina e alla corte delle altre stanze. Il vento arriva dal Tirreno e muove in melodia le foglie dei tigli – anche se è agosto, i fiori bianchi lasciano posto al profumo dell’ombra. Le cicale regalano il silenzio, dopo l’euforia di giugno. La cena sui tavoli battuti in ferro, sotto luci a filo appese tra i rami come una balera di campagna dove la nonna si innamorava di chi ci avrebbe generato. Un gatto è smorfioso, fa le fusa – e per quanto miagoli alla cucina stellata di Bartolini e se ne lusinghi i baffi, il gatto preferisce le zampe nude e le unghie nella terra rossa di toscana a qualsiasi aria condizionata. La camera al secondo piano potrebbe esser quelle un tempo abitata dal duca: cinque finestre aprono su tre lati – nessuna zanzara quando si spalancano sulla notte, ancora sulle foglie del tiglio. Il vino è il sangue italiano color rubino, il resto sfuma dal topazio – ancora, come quei capelli lunghi di donna arricciati dal sale – di mattina, al risveglio, le uova sì, sono più gialle del sole. Una brioche è ripiena di crema pasticcera come nessuna bomba calda per bambini in spiaggia. Le mura sono più rosa del tramonto di ieri, ma negli occhi ora resta la luce del giorno nuovo, il colore dell’oro per le tonalità di Toscana.

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