Sketch di un giardino condominiale. Courtesy Studio Giuntoli Bellesi
TESTO
IMMAGINE DI APERTURA

I prototipi possono diventare realtà, se si ha il coraggio di investire

Un software misura gli effetti di un progetto sul microclima. Dal parco del termovalorizzatore di Parma al Kilometro Verde, gli interventi di Alberto Giuntoli e il progetto SmartUrban

«Il rischio oggi è che le nostre città siano verniciate di verde». Alberto Giuntoli, agronomo paesaggista, professore incaricato presso l’università di Firenze e presidente della società toscana di orticoltura sui temi della sostenibilità e del vivere urbano, evidenzia i rischi che comporta la ‘moda’ dell’ecologia e della sostenibilità ambientale. «Occorre ripensare i rapporti tra i vari elementi – comunicativi, spaziali, energetici – del vivere urbano, operazione che non si esaurisce nel disporre piante dove possibile. Il verde non è solo un elemento ornamentale e di design». Definisce il concetto di ecological urbanism: una nuova etica ed estetica dello spazio urbano votata allo sviluppo di comunità umane sostenibili che traggano imitazione dai modelli naturali di crescita. 

Un principio organizzativo da impiegare per ripensare le città del futuro e per correggere le città contemporanee. Le aree urbanizzate passeranno da 0,6 milioni di chilometri quadrati nel 2000 a 1,1-3,6 milioni di chilometri quadrati nel 2100, crescendo di 1,8-5,9 volte. In base agli ultimi aggiornamenti del World Urbanization Prospects delle Nazioni nel 2050 il 68 per cento della popolazione mondiale vivrà nelle città. Una prospettiva insostenibile. «Occorre procedere nella progettazione degli spazi urbani mitigando gli effetti dell’eccessiva conurbazione, ottimizzando la scelta e la collocazione degli elementi progettuali in funzione del miglioramento delle caratteristiche ambientali (microclima, concentrazione inquinanti)»

Come creare ambienti in equilibrio armonico con la natura? «Alla base c’è la scelta dei materiali, come l’asfalto impiegato per il rifacimento del manto stradale. Sul tema della pavimentazione sto conducendo uno studio con l’aiuto di specialisti dell’università di Pisa, nel quadro di un’analisi preliminare dell’habitat e del contesto in cui si va a intervenire. Ad asfalti neri sarebbero da preferire asfalti riflettenti come già avviene negli Stati Uniti e in particolare in California». Ai rischi di una estremizzazione del verde, Giuntoli oppone un modello di implementazione degli spazi green che parta dallo studio del luogo e della specie da impiantare che «non dev’essere necessariamente quella autoctona, ma quella più adatta all’ambiente e ai mutamenti a cui questo è esposto. Piantare molto è positivo, ma occorre farlo con criterio per ottimizzare quei benefici, in termini di mitigazione dell’inquinamento atmosferico, di pulizia dell’aria, che dalle piante ci attendiamo. Pietro Porcinai, architetto paesaggista, diceva: così come l’architetto deve conoscere il cemento, l’intonaco, le pietre, il paesaggista e il progettista dei giardini deve conoscere le piante e il loro habitat. Bisogna fare scelte innovative, ma non emotive, basate su l’oggettivo valore della proposta e non sulla fascinazione esercitata sui committenti».

Via di Quarto, Firenze. Courtesy Studio Giuntoli Bellesi
VIA DI QUARTO, FIRENZE. COURTESY STUDIO GIUNTOLI BELLESI

Studio dell’ecosistema urbano, progettazione e monitoraggio. Con il progetto SMARTUrban, di cui è stato coordinatore e project manager, Giuntoli offre a progettisti e amministrazioni pubbliche uno strumento di verifica dell’efficacia ambientale di un progetto. «Con alcuni colleghi dell’università di Firenze, Francesco Ferrini e Simone Orlandini, ci siamo chiesti se fosse possibile creare un sistema, basato su studi scientifici e misurazioni affidabili, che consentisse di determinare il reale impatto, in termini di recupero energetico, di assorbimento degli agenti inquinanti etc., di un progetto. Dallo studio della letteratura abbiamo tratto dei modelli matematici, implementati all’interno di un software che, sulla base di parametri – quali stoccaggio di co2, riduzione di polveri come il particolato atmosferico (pm10) e inquinanti gassosi, indici climatici e di stress termico –, permette di misurare quantitativamente gli effetti benefici apportati al microclima». In altri termini, il software può determinare ex ante le variazioni di comfort termico e la riduzione del livello degli agenti inquinanti indotti dalle scelte progettuali. Con comfort si intende – in base alla definizione dall’American Society of Heating Ventilation and Air-conditioning Engineers (ASHRAE) – ‘quello stato della mente che esprime soddisfazione con l’ambiente circostante’. 

Il miglioramento del microclima produce effetti sulla riduzione delle emissioni di CO2 e dei principali inquinanti atmosferici. «Il sistema di monitoraggio SMARTUrban è un prototipo che siamo però in grado di utilizzare se ci fossero committenti interessati a investire qualche risorsa in più in analoghi modelli di simulazione», dice Giuntoli, che cita come esempio di progetto preceduto da uno studio sull’abbattimento degli agenti inquinanti e sull’azione filtrante delle piante, il parco del termovalorizzatore di Parma. «Si tratta del primo esempio di abbattimento di polveri in misura proporzionale alle emissioni. È anche un caso di studio nato dall’esigenza dell’amministrazione di mitigare l’impatto paesaggistico-ambientale dell’impianto a fronte delle proteste della cittadinanza. Grazie all’azione di assorbimento svolta dalle piante è stato possibile ottenere un bilancio 0 e anzi migliorativo: il parco assorbirà più di quanto il termovalorizzatore emette». Il progetto del parco industriale risale al 2004. Gli alberi sarebbero in grado di intercettare il particolato e assorbire alcuni dei principali inquinanti gassosi, sia per adesione alle superfici vegetali sia per assorbimento attraverso gli stomi, che regolano il passaggio di gas tra pianta e atmosfera e viceversa. La messa in funzione dell’impianto è avvenuta nel 2013 – accompagnata dalla mobilitazione di gruppi ambientalisti. L’accordo, siglato nel 2016 e rinnovato fino al 2020, tra Regione, Comune e Iren ambiente, l’ente preposto alla gestione dell’impianto, ha previsto una autolimitazione del termovalorizzatore, che potrà trattare rifiuti urbani fino a un massimo di 130mila tonnellate annue.

Sempre nell’area di Parma, lo studio Bellesi Giuntoli – di cui Giuntoli è socio fondatore – si è occupato del masterplan del Kilometro Verde, votato alla riqualificazione di un tratto dell’Autostrada del Sole. Il progetto prevede la realizzazione di una fascia verde con alberi, arbusti e prati che si estende lungo 11 chilometri, capace di limitare l’impatto dei gas di scarico prodotti dal traffico veicolare. «Ci si propone di ricucire il paesaggio, ristabilendo le connessioni con il tessuto urbano. Il masterplan è stato sviluppato In collaborazione con l’amico e collega Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio internazionale di Neurobiologia vegetale con cui ho partecipato a studi e ricerche nel campo della fitorimediazione – la bonifica di terreni inquinati attraverso l’azione di assorbimento delle piante. Altro progetto: la pianificazione paesaggistica dell’area di Marinella di Sarzana. Il masterplan paesaggistico, che interessava un’area di circa 5milioni di mq, voleva limitare l’impatto delle nuove edificazioni attraverso l’incremento della biodiversità in modo da integrare l’elemento architettonico con il contesto circostante esistente. I lavori sono stati interrotti a causa della crisi del 2008. 

«Io e Mancuso siamo stati contatti per intervenire anche sull’area delle ex Acciaierie Falck a Sesto San Giovanni, ma poi è rimasto tutto sulla carta». Una zona industriale di circa 1,45 milioni di metri quadrati, che da oltre dieci anni vede avvicendarsi progettisti e architetti – non ultimo Renzo Piano, a cui oggi subentra lo studio Foster + Partners. Il colosso dell’immobiliare Hines, che ha rilanciato il progetto di riqualificazione, grazie al supporto del fondo immobiliare Prelios e Intesa San Paolo, dovrebbe dar vita a un complesso residenziale. «Con Stefano ci accomuna la visione di rottura e di stravolgimento del nostro modo di vivere e pianificare la città. In Italia si registra una tensione tra due correnti: da una parte una attenzione eccessiva a dettagli spesso insignificanti, al rispetto di norme e regolamenti adottati dalle amministrazioni comunali; dall’altra una ipersensibilizzazione sulla conservazione della biodiversità, che genera immobilismo»

Urge un approccio di tipo ecologico alla progettazione delle città, sostiene Giuntoli a più riprese. «Durante i mesi di lockdown in cui gli esseri umani si sono ritirati nelle proprie tane, la natura ha trovato il modo di riadattarsi, riappropriandosi degli spazi lasciati liberi. Prova della capacità della natura di autotutelarsi, adeguandosi ai mutamenti. Dobbiamo proteggere la natura, ma è la nostra specie ad essere a rischio e bisognosa di tutela. Animali, piante hanno dato prova di saper ristabilire un proprio equilibrio a prescindere dalla presenza dell’uomo. La prossima pandemia, che potrebbe fare ancor più danni, indebolirà ulteriormente la nostra specie lasciando intatta la natura».

 

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